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La Via Crucis dei terremotati

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Anche Cristo vive la tragedia degli uomini.

Accanto alla solidarietà, la Carità dovrebbe diventare sempre più giustizia. Gli eventi catastrofici accadono, ma non possono nuocere alle persone per la malafede, l’incuria, l’avidità di gente disonesta.
Si fa presto a dire solidarietà. E si fa presto a farsi travolgere dall’onda emotiva che sgorga da tragedie come quelle del terremoto. E tutti pronti a commuoversi, a disperarsi, a indignarsi. Tutti pronti a contribuire in qualche modo per alleviare le sofferenze di chi ha perso tutto. È bello, davvero.
Anche perché funziona sempre così. Professionisti. Volontari. Raccolta fondi. Raccolta vestiti. Raccolta cibo. Donazioni di sangue. Sottoscrizioni. Appelli. Anime belle. Tutto fa brodo pur di mettere assieme un gruzzolo che finanzi i soccorsi e la ricostruzione.
Poi, però, passata la scossa dell’emozione, che proprio per la sua purezza e la sua generosità rischia di essere anche ingenua, oltre che superficiale, dalle macerie delle case e dal groviglio dei buoni sentimenti, riaffiora il principio di realtà. Ed è in quel momento – grigio e indifferente – che inizia la tragedia vera. Altro che il terremoto.
È il moloch melmoso che tutto blocca, tutto frena, tutto tritura, tutto insabbia. È il vero demone della faccenda.
Basti pensare a L’Aquila dove la ricostruzione dopo il terremoto del 6 aprile 2009 è ancora da ultimare. Non si punta l’obiettivo su dettagli penosi, sui momenti di sconforto, sulla coscienza di vivere in un mondo separato, in un castello kafkiano dove esiste una porta di ingresso (per le domande, i sopralluoghi, le promesse) e non una di uscita.
La Voce delle Marche racconta la bellezza di un territorio che ha cuore, che si mette in gioco, che non si arrende ai disastri. Ma sogna anche una realtà in cui le persone hanno fatto il loro dovere per evitare tragedie. Infatti, paradossalmente, la vera tragedia non è il terremoto con le sue vittime e le sue comunità distrutte. Quello è “solo” un evento.
La vera tragedia è vivere in uno stato ottuso, mafioso e cialtrone che, a parte tutti gli altri guai che combina tra mancata prevenzione pre-tragedia, melassa retorica e proclami roboanti infra-tragedia e sciacallismo ricostruttivo post-tragedia, non fa prevenzione, non è al servizio delle persone.
Invece di spendere decine di mililardi di euro per le emergenze, non si potevano mettere in bilancio per rendere sicure le abitazioni costruite in luoghi sismici (magari una Regione ogni anno)?
Invece di piangere sempre sul latte versato, non sarebbe ora che anche i cattolici, i cristiani diano alla carità non solo il volto della solidarietà ma anche il volto della giustizia sociale?
“Il Cristianesimo incide a fondo nel corso della storia, la religione trasforma la vita sociale diffondendo in essa quell’amore del prossimo al quale il diritto civile, per sua natura, non può esortare” disse, un secolo fa, Romolo Murri, che ha pagato di persona per incitare i cattolici a fare in modo che la fede diventasse giustizia e dovere civile.
Tra qualche settimana arriverà il tempo cattivo e le piogge. Ci si augura di non avere un’ennesima urgenza per una mancata manutenzione di qualche fosso, di qualche fiume, di qualche ponte! •

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

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