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Inascoltato precursore dei tempi

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Un inedito di Romolo Murri riapre l’indagine sul cattolicesimo del ‘900

La pubblicazione dello scritto inedito di Romolo Murri La Chiesa e i suoi tempi – contributo per un esame di coscienza, curata dal prof. Paolo Petruzzi, docente di Storia della Chiesa presso l’Istituto Teologico Marchigiano nella sezione di Fermo, riapre l’indagine sulla vita ed il complesso pensiero di Romolo Murri, personaggio di spicco del cattolicesimo sociale del Primo novecento.
Lo scritto, promosso dal Centro Studi “Romolo Murri”, getta una luce importante sugli ultimi anni di vita del pensatore e politico cattolico fermano; il piccolo volume, è formato da tre parti, di cui quella centrale rappresenta il nucleo, con la trascrizione dello scritto inedito di Murri, mentre la parte iniziale (Romolo Murri: paradigmi di una nuova cristianità) e quella finale, curate dal prof. Petruzzi, contestualizzano in maniera precisa e puntuale il retroterra dello scritto stesso, ancora meglio compreso alla luce delle abbondanti note esplicative (terza parte).
Chi ha avuto la sorte di approfondire storicamente la figura di Murri, non può che godere appieno di questa sintesi della sua vicenda, che non proviene da un ulteriore studio sulla sua persona, ma dalla sua stessa voce. La Chiesa e i suoi tempi con il sottotitolo Contributo per un esame di coscienza, scritto sembra all’inizio del 1943, alla vigilia della sua possibile riconciliazione con la Chiesa e nel pieno del dramma mondiale della Seconda Guerra, dà voce alla sua lunga e tormentata vicenda personale e aiuta il lettore a ritrovare le radici storiche del fallimento del suo progetto di un possibile e prolifico dialogo tra cristianesimo e storia, di cui la sua sospensione a divinis (1907) e la sua scomunica (1909) non sono che logica conseguenza dell’egemonia del “modello romano” che esclude e condanna tutto ciò che non è conforme ai parametri di quella visione statica e dogmatica della storia contemporanea, avuta dalla Chiesa fino al Vaticano II.
Negli ultimi anni dell’Ottocento egli, infatti, leggendo il contesto storico come totalmente pagano, denuncia l’estrema inutilità di forme di presenza della Chiesa nella società, come assolutamente consunte ed inefficaci. Interveniva già nel 1897 nel Congresso regionale dell’Opera dei Congressi con queste parole: “Questo è il più grave danno: oggi in quest’aula, noi ci sentiamo cattolici e sentiamo di aver con noi pressoché tutta la nostra regione: fuori di qui, dall’officina ai più alti uffici pubblici, dal giornale al teatro, nulla è più cattolico, e noi viviamo non dico già senza resistere, ma senza avvedercene in questo ambiente profondamente pagano”. Anche la società moderna – scriveva lo stesso Murri ne La Voce delle Marche nel 1893 – puntava ad una Chiesa racchiusa nel quietismo clericale, senza diritto di parola nelle questioni eminentemente politiche e sociali: “Un grossolano pregiudizio sparso contro il clero nel popolo dal liberalismo massonico si è che l’azione del prete debba circoscriversi nella sola Chiesa. Secondo certi, i preti devono contentarsi di recitare il breviario, dire la S. Messa, confessare, predicare alle divotelle e niente più. Dio ne guardi se si preoccupano di ciò che avviene nel mondo, abbia pure stretto rapporto con la religione: sono fanatici ed intriganti. […] Ma guardate contraddizione! Quelli stessi che ci consentono l’azione nel recinto della Chiesa sono i primi a porci in discredito ed a gettare il ridicolo sulla nostra santa religione. La Chiesa, dove il prete deve secondo costoro circoscrivere la sua missione la chiamano santa bottega.”
La sua preoccupazione principale restava, come è ben illustrato nel testo, il recupero della missione spirituale del cristianesimo nella società moderna, in forme totalmente rinnovate dall’impegno politico dei cattolici, ispirato al millenario patrimonio spirituale del popolo italiano. Il cristianesimo come sorgente che risana e dona vita, anche a motivo di scelte miopi e grette della gerarchia, sembra ancora non aver trovato nella storia i canali giusti per far rifluire tutta la sua ricchezza e abbondanza dei suoi doni. Ecco perché in ogni pagina di questo scritto traspare tanta amarezza e delusione.
La storia descritta è storia di una progressiva marginalizzazione dell’autore e degli strumenti politici da lui usati per rinnovare la società attraverso il cristianesimo, a partire alla fine dell’Ottocento, dallo scontro con la direzione dell’Opera dei Congressi, che spinse il giovane sacerdote fermano a fondare la nuova esperienza della Lega Democratica Nazionale attraverso il coinvolgimento di tanti giovani democratici cristiani, prontamente fermati nel loro proposito di impegnarsi politicamente, da un altro Fermo proposito che il neo eletto pontefice Pio X promulgò nel 1905, per diffidare ogni collaborazione cattolica con la Lega, ritenuta troppo indipendente dalla gerarchia. L’inedita confessione autobiografica di Murri, arricchisce di pathos le fasi già note della sua vicenda, tra cui l’udienza privata nel 1903 con papa Leone XIII, che con fare circospetto chiedeva al giovane don Romolo Murri, come mai avesse tanto seguito di giovani. “Santità – rispose prontamente Murri – perché li ho incitati ad amare più intensamente la Chiesa”. (pag.18)
La censura del celebre discorso Libertà e Cristianesimo ed il coraggioso articolo Il crollo di Venezia prontamente ed energicamente condannato dall’intransigenza veneziana del card. Sarto (futuro Pio X) e dal presidente dell’Opera dei Congressi Paganuzzi, fu l’inizio di quello scontro che “rilevava la irreducibile opposizione fra due metodi: e questi non sarebbero bene designati con i nomi di autorità e libertà” (pag.11). Con il primo termine Murri descrive la Chiesa e la sua esperienza vista come “corteccia, fatta ed irrigidita dal tempo” e dove “la volontà impigriva e la spiritualità, quasi isolata, del vivente processo della storia, stagnava dentro le rigide forme ufficiali” (pag.18).
Murri, ingabbiato anche lui da questi pregiudizi e semplicemente classificato dal suo Vescovo (arcivescovo di Fermo, Castelli) come caso di sacerdote irriverente ed indisciplinato, pecorella smarrita da riportare all’ovile di Cristo e da evitare perché non diffondesse il “veleno del modernismo” (lui che non aveva rinnegato nessuna delle verità di fede e aveva accettato per obbedienza tutte le decisioni disciplinari a suo carico) non può non costatare che dopo 40 anni “la storia d’Europa e della civiltà d’occidente precipita nella crisi che i cattolici non seppero o non vollero intendere e prevenire” (pag.34). L’oblio costante del cristianesimo come “religione essenzialmente sociale e che deve essere socialmente vissuta” è – secondo Murri – motivo di costante allontanamento dell’uomo contemporaneo dalla fede cristiana perché si è voluto eccessivamente distinguere l’impegno politico (da una parte) e l’impegno religioso (dall’altra).
Da qui il suo ultimo accorato appello, che ripercorrendo la vicenda personale, non solo chiede giustizia per la sua ingiusta condanna, ma chiede di riascoltare la “lezione” dei fatti, per auspicare che “il cristianesimo e il cattolicesimo risaliranno nella storia e con la storia, dando i principi ideali e lo spirito innovatore e una verace e sostanziale unità di anime a quell’ordine nuovo che sarà la grande fatica del dopoguerra, nel cammino verso la pace” (pag.35).
La Chiesa – sembrerebbe dire Murri – ha i suoi tempi ed un profondo esame di coscienza, la potrebbero redimere da un passato, che si vorrebbe non far passare. Rileggere il suo scritto dopo più di settantanni, riporta l’attualità e la necessità di questo esame di coscienza ecclesiale. •

ROMOLO MURRI, La Chiesa e i suoi tempi – contributo per un esame di coscienza (Andrea Livi Editore, Fermo 2016), pp LXVI+ 57, euro 15.

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