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Uno sguardo dalla Chiesa madre

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Le pietre parlano. Hanno un’anima. E noi lo percepiremmo, se solo facessimo attenzione a ciò che è oltre i nostri cinque sensi.
Andate di sera, quando i rumori si acquietano, nell’istante in cui tutto sembra fermarsi per un attimo. Guardate la Cattedrale di Fermo. È imponente. È silenziosa. È viva. «Segno – è stato scritto – dell’infinito incardinato nella terra». Nel finito.
Immaginate, allora, quando le tenebre non hanno preso ancora il sopravento, una voce arrivare dal bianco della pietra d’Istria, e dire: «Questa è la voce della Cattedrale, di quella che un tempo era nata come Santa Maria in Castello. È la voce della Cattedrale dedicata oggi a santa Maria Assunta in cielo. Io vengo da lontano, da quando la città di Fermo, colonia dei Romani, ma già viva e prospera prima dei Cesari e delle Legioni, accolse la fede in Cristo. A portarla fu Alessandro, il primo vescovo. Da quel germoglio nacque la comunità dei cristiani. Vidi settanta dei miei fedeli cadere sotto i supplizi di Decio. Quelle spoglie e le spoglie dei nostri santi, come Alessandro e Filippo, riposano tra le mie mura. Da secoli. La città intera e l’intero territorio mi vollero in questo luogo, Fir,imprendibile, tra le pietre di una rocca, ultimo baluardo di difesa. Un luogo alto, sopra le altre chiese, protesa ad abbracciarle tutte».
La voce della Cattedrale tace, ora. E voi l’ammirate pieni di maggior coscienza e conoscenza. E vi sembra di vedere un giovane di altri tempi, altre età.
Immaginatelo nel suo gran tour, come accadeva tre secoli fa. Sale la torre, perché da essa si domina la Terra di Marca.
Ha annusato l’aria. Gli sembra di respirare ancora il fumo di un incendio. Di quelle fiamme che nel 1176 Cristiano di Magonza appiccò alla chiesa precedente e a tutte le costruzioni del Girfalco. Morte e distruzione. Ma anche resurrezione, qualche anno dopo.
Sotto la torre, nel museo della diocesi, un manto parla di tragedia e amicizia. È la Casula di Thomas Becket. Lo uccisero i sicari del re d’Inghilterra. Correva l’anno 1170. Sua madre volle che il manto fosse spedito ad un amico di suo figlio: al vescovo di fermo già compagno di studi di Thomas a Bologna. Manto prezioso per arte, per storia, per fede.
Salendo verso la torre, il giovane incrocerebbe un volto, un’anima. Quella di Luigi Antonini, il campanaro del 1700, che, all’ingresso del tempio, su un soppalco, ospitò 70 bambini senza famiglia. Un gran cuore nel cuore della Chiesa madre. Storia piccola, storia grande.
E, salito in cima, il nostro guarderebbe il mare, la distesa d’acqua tra le due montagne. E gli sembrerebbe di scorgere 24 galee: 12 a sinistra e 12 a destra solcare il Golfo di Venezia, scortando la reggia galleggiante: il Bucintoro, pronto ad imbarcare i nuovi doge già podestà di Fermo.
È lo stesso mare che vedeva giungere dal nord l’ambra che i grandi artigiani di Belmonte Piceno rendevano gioielli.
E vedrebbe le scorrerie del Ricamatore, cristiano fattosi islamico e comandante della guerra di corsa.
Ma ora è tempo di entrare nel Duomo, in un pellegrinaggio verso l’Assunta. È Lei a prenderci per mano e guidarci, sin dalla cuspide della facciata. È bambina nella tela di Nicola Monti; è trafitta dalla spada nella pala di Alessandro Ricci; è Immacolata in quella di Filippo Ricci.
E siamo all’altare centrale, dietro al quale si slancia l’imponente rilievo dell’Assunta che ascende, opera di Gioacchino Varlé.
La Donna del fiat, che consentì al Divino di comunicarsi attraverso l’umano, eleva il suo sguardo al cielo, con la mano sinistra a cogliere l’invisibile mano del Signore, e con la destra a protezione e invito per tutte le genti. Di tutte le razze, di tutti i colori.
C’è il mosaico dei Pavoni, che svela l’antica chiesa, dinanzi all’altare. E c’è la Cappella della sacra Icona con una tenerissima Maria. E c’è, sottostante, la stupenda cripta, nello splendore in cui la volle nel ‘700 l’arcivescovo Alessandro Borgia. Il sarcofago paleo-cristiano è tra le sue preziosità.
Torniamo indietro, nell’atrio medievale, prima campata dell’antica struttura, tra gli affreschi ritrovati e i monumenti funebri (a Giovanni Visconti d’Oleggio).
Il Colle Sabulo, da sabbia o da Sabino, ci aspetta, per raccontarci altre storie: dell’Acropoli, dei Piceni, degli Sforza, delle Signorie, e del Palio che ogni anno, viene rinnovato in occasione della Cavalcata dell’Assunta, processione (il 14 di agosto) in Cattedrale, e gara di cavalli (il 15 dello stesso mese) lungo un percorso cittadino.
Nel punto più alto di Fermo (città splendore delle Marche, come ripeteva il vescovo Bonafede), il Duomo si staglia come presenza certa e testimoniante.
58 comuni lo vedono. 58 comunità lo hanno come riferimento. Chiesa madre, dedicata alla Madonna, alla Madre della Chiesa. •

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