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Il nuovo Consiglio Pastorale di Corridonia, uno dei tre della nascente UP

Riuniti i tre Consigli Pastorali

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Corridonia-Colbuccaro-Petriolo: prove tecniche di collaborazione

Unità Pastorali: se ne parla ormai da più di dieci anni, da quando Mons. Luigi Conti le istituì, auspicando, a suo tempo, una sempre più fattiva collaborazione tra parrocchie e forme di vita comune dei sacerdoti.
In questo tempo che potremmo definire “di incubazione” il Popolo di Dio forse non è stato nemmeno sfiorato da questo neologismo che portava in grembo un germe di novità per le parrocchie e la Chiesa diocesana tutta. Con il passare degli anni però, la sempre maggiore penuria di sacerdoti e la spinta sempre più forte verso la necessità di dotarsi di un nuovo stile di Chiesa sta portando anche le nostre parrocchie, piccole o grandi che siano, verso questo grande “cambiamento d’epoca”.
La recente revisione degli Statuti degli Organismi di partecipazione parrocchiali che ha portato al rinnovo dei Consigli Pastorali nell’intero territorio diocesano, prevede, incoraggiandole, “forme di collaborazione e di integrazione” tra parrocchie, senza però ingabbiarle dentro norme rigide e inflessibili. Questo perché, in questa prima fase, bisogna lasciare spazio alla fantasia, forse meglio allo Spirito Santo, aprendosi a forme di sperimentazione tutte da vivere e, solo successivamente, da verificare.
La sempre crescente carenza di sacerdoti è indubbiamente il fattore scatenante, ma dietro ciò, per tutte le nostre comunità, potrebbero aprirsi scenari inediti, stimolanti e se vogliamo rivoluzionari, di vita ecclesiale.
L’Arcivescovo Rocco, nella recente catechesi ai membri dei nuovi organismi, dice infatti: “un importante esercizio di comunione e di corresponsabilità è l’attivazione di sempre nuove esperienze di unità pastorali, propiziate anche dalla carenza di presbiteri ma che, delineano un modello di chiesa, una scelta strategica e decisiva per il futuro. Capisco che dovremo adattarci ad un volto nuovo della comunità ecclesiale ma se ci mettiamo in atteggiamento di conversione ne coglieremo presto anche i frutti”.
La proposta non è passata inosservata, al punto che alcune parrocchie già la stanno raccogliendo per tentare di avviare un percorso di sperimentazione.
È quanto sta avvenendo, solo per citare un esempio (ma ci sono, in diocesi, diversi altri cantieri), nella nascente Unità Pastorale di Corridonia, Colbuccaro e Petriolo, realtà che dal 1 Febbraio sono tutte unite sotto la guida di don Fabio Moretti. Per muovere i primi passi è stato recentemente convocato un incontro congiunto dei tre Consigli Pastorali, con la partecipazione del Vicario per la Pastorale don Giordano Trapasso. Partendo dalla presentazione dei nuovi statuti è stato proposto un interessante esercizio di discernimento, per riflettere sia sui timori che sulle opportunità offerte dalla nascita dell’Unità Pastorale.
I 60 presenti, rappresentanti motivati delle “forze vive” delle tre parrocchie, hanno ciascuno compilato una scheda annotando liberamente perplessità e aspetti positivi legati a questa nuova esperienza.
Ciascuno ha poi presentato, sinteticamente, i due aspetti, negativo e positivo che ritiene più importanti, tra quelli annotati. Ne è uscito un quadro, se non proprio uniforme, comunque concentrato su pochi punti, cosa che potrebbe essere garanzia di sviluppi futuri interessanti. Tra i timori prevale abbastanza nettamente un senso di inadeguatezza, che non è certo semplice modestia, ma che va visto come il fondamento di quella corresponsabilità cui l’Arcivescovo ci ha chiamato.
Tra le opportunità va colta la possibilità, che può nascere da una collaborazione fattiva, frequente e soprattutto franca, di poter sempre fare, tra le tante possibili, la scelta migliore per il bene della comunità che si rappresenta.
Non manca, e non può essere altrimenti, un pizzico di amarezza per non poter avere sempre il parroco a propria disposizione, magari anche per parlare o confessare i propri peccati; anche questa può essere un’occasione di crescita per la comunità, che deve finalmente impegnarsi in prima persona a diventare soggetto di evangelizzazione, adulta nella fede per sostenere la fede di chi è più debole.
Se il parroco non dispone del dono dell’ubiquità, la comunità invece sì!
Un cammino è stato iniziato; come vincere la tentazione di arrendersi o di fare dietro-front? Intanto ci si è dati appuntamento per un secondo incontro, e il suggerimento dato è di riempire questo tempo interlocutorio con un ascolto frequente e fecondo della Parola, perché possa illuminare tutti i timori che ci angosciano e tutte le opportunità che il Signore vorrà donare alle comunità che si aprono a queste nuove forme di vita ecclesiale. •

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