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Il rispetto delle le regole per tenere lontana la Dad

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Didattica a diastanza: l’abbraccio è ormai un tabù ma a scuola gli occhi parlano.

Si respira una strana atmosfera lungo i corridoi della mia scuola. Non si incontrano studenti fuori dalle aule, quasi nessuno è in fila davanti ai distributori automatici o fuori dai bagni. Qualcuno fa lezione a porta aperta e dalle finestre, rigorosamente spalancate, si percepiscono poche voci, quella di un professore con il timbro più energico, un rimprovero, ma di schiamazzi nemmeno l’ombra. C’è un silenzio surreale, a volte assordante. Non sembra di entrare in una scuola, non sembra di essere in un Istituto professionale, eppure è lì che insegno, al “Tarantelli” di Sant’Elpidio a Mare.
Il primo giorno di scuola i nostri ragazzi sono stati spiazzati da regole che sicuramente avevano previsto, che avevano forse letto in qualche pagina internet o ascoltato al telegiornale, ma non avevano immaginato che sarebbe stato così, veramente così. Nessun banco con le rotelle, ci sono banchi singoli e distanziati, questo sì; la mascherina è obbligatoria per qualunque spostamento, è possibile toglierla solo se si resta seduti al proprio posto. È vietato scambiarsi oggetti, è vietato alzarsi al cambio dell’ora, è vietato uscire dall’aula se non per estrema necessità. Siamo stati tutti adolescenti e il bello della scuola era proprio poter chiacchierare con il vicino di banco, raccontarsi; si aspettava con impazienza la ricreazione per uscire ed incontrarsi con gli amici delle altre classi. Nulla di tutto ciò è possibile in questo anno scolastico singolare.
I ragazzi sono disorientati, a volte sembrano tristi, spenti. “Sembra un carcere…” esclama inerme l’alunno più vivace, “Sempre meglio che stare a casa!” gli fa eco un compagno. È faticoso far capire ad un adolescente quanto sia importante rispettare le nuove regole. Ogni giorno spieghiamo che l’obiettivo è circoscrivere nella maniera più efficace il virus, evitare che si propaghi a scuola, evitare di avere focolai all’interno delle nostre mura. È difficile far arrivare il messaggio, è difficile per i ragazzi capire l’effettiva necessità di tante limitazioni, soprattutto quando sono circondati da voci discordanti, a casa, sui social, in TV. Eppure sono fantastici, stanno collaborando. Faticano tantissimo, ma ci stanno riuscendo. Sembra che gradualmente si stiano abituando. C’è la consapevolezza che rispettare le regole sia la sola condizione per provare ad evitare l’odiata DaD: in classe si scherza, le lezioni sono sicuramente più piacevoli, ogni tanto qualcuno spezza la monotonia con una battuta ed allora gli sguardi spenti si riaccendono. Operazione più difficile è generare in loro una nuova coscienza civica che li spinga ad assumere atteggiamenti corretti anche fuori dalla scuola. Sono abituati ad abbracciarsi, a scambiarsi telefonini ed auricolari, la mascherina per molti è un optional e dopo sei ore in classe, dove – ci tengo a sottolinearlo – rispettano il nuovo regolamento in maniera encomiabile, esplodono. Al suono dell’ultima campanella le strade del paese si riempiono di voci, sembra un anno scolastico qualunque e le norme di prevenzione per molti non esistono più.
E noi docenti? È difficile anche per noi. La sala insegnanti è mezza vuota, si evitano assembramenti in ogni modo per dare il buon esempio. Qualcuno ha paura. I colleghi più avanti negli anni si guardano bene dal restare nell’edificio più del dovuto, quelli di sostegno, invece, che non possono sempre garantire la giusta distanza dagli alunni, indossano mascherine più pesanti. Il disinfettante, presente in ogni dove, è usato continuamente. Ormai c’è la psicosi da igienizzante, ma è il solo modo per poter toccare e distribuire schede, per poter correggere un lavoro sui quaderni, per poter scrivere con il pennarello alla lavagna. Il ruolo di noi docenti è davvero importante in questa fase. Dare l’esempio dovrebbe essere una costante, ma ora diventa fondamentale. Anche per noi è faticoso limitare i contatti. Il nostro è un Istituto piccolo, ci conosciamo tutti e c’è da sempre un’atmosfera familiare e serena. Ci sentiamo frenati, bloccati, ci manchiamo, perché i momenti di condivisione sono ora sporadici, perché un abbraccio è tabù anche per noi, perché stare assembrati non si può.
Per tutti, studenti, insegnanti e personale ATA, parlano gli occhi. Comunicano timore, attesa, incertezza, ma quando gli sguardi si incrociano ci si capisce, ci si supporta e si sorride. La ripartenza è faticosa perché tanti sono i dubbi, tante le incognite, tante le criticità che quotidianamente emergono, sappiamo che potremmo fermarci ancora, che potrebbero esserci delle ricadute, nuove pause didattiche, ma ci stiamo provando con passione ed entusiasmo.

Francesca Carassai, docente all’Istituto Professionale “Tarantelli” di Sant’Elpidio a Mare

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