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Anziani ed Rsa, tra timori e speranze

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Il presidente del Sassatelli Liberati sul contagio che ha colpito la struttura: “la situazione appare con segni di miglioramento”.

Tre giorni dopo un risultato di tamponi negativi per tutti, ospiti e personale, ritrovarsi con un numero di positivi in crescita vertiginosa è un’esperienza che non auguro a nessuno.
Allo sbalordimento si accompagna un tristissimo senso di disorientamento e di impotenza.
Aggiungo il fatto che trovarsi sbalzati dall’aria natalizia in una atmosfera di precarietà, di precipitosa urgenza e di un rincorrersi di mutamenti rapidissimi e imprevedibili non contribuisce certo ad alleviare la situazione.
Il contagio che ha colpito ospiti e personale e il decesso di un’ospite anziana, anche se con lo stato di salute precedentemente compromesso, completano il quadro di una situazione angosciante.
L’intervento tempestivo delle Autorità Sanitarie e la meritevole e competente presenza continua di alcuni responsabili della Casa di Riposo hanno reso possibile una razionalizzazione degli eventi e, ad oggi, la situazione appare con segni di miglioramento, ma pur sempre dominata dalla precarietà e dall’imporevedibile. In queste circostanze che senso ha dirsi Buon Natale?
Provo a riflettere e a trascrivere qualche idea che mi viene in mente.
Dirsi. Innanzi tutto bisogna “dirsi”, non mandarsi o dare, ma dirsi, possibilmente guardandosi negli occhi, che, se ci fate caso, con la mascherina sembrano più belli.
Dirsi comporta l’attenzione e il pensiero di uno verso l’altro. Buono, non felice perché privo di problemi, o chiassoso o ricco o luminoso o abbondante di doni e di addobbi più o meno rilucenti, ma Buono perché semplice, schietto, accogliente, disponibile, sensibile e attento all’altro non per ricoprirlo di cose e di carta stagnola. Buono per dirgli: “Ti voglio bene”, nel senso che io sono disposto e pronto ad impegnarmi per il tuo bene. Natale, che oggi è la parola più strumentalizzata e ignorata nei fatti. Oggi corrono le renne, i babbi Natale, le campanelle, i fiocchi di neve, le “lucette” più o meno ammiccanti, i panettoni, i torroni, i regali a tutti i costi (in ogni senso). Nella nostra modernissima voglia e smania di “progresso” vogliamo celebrare queste cose?
Quanti ricordano veramente che il Natale celebra la Nascita del Figlio di Dio che si fa uomo?
Le drammatiche vicende che stiamo vivendo a mio parere ci chiedono un cambiamento di rotta.
Innanzi tutto perché le Autorità impediscono, con provvedimenti anche molto duri da rispettare, le celebrazioni consuete.
In secondo luogo perché lo stare fermi, il dover stare tranquilli, il dover guardare spesso dentro casa, sono situazioni che favoriscono e invitano ad osservare quanto accade vicino, molto vicino a noi. Forse fino ad oggi non abbiamo avuto tempo o modo di accorgerci proprio dei nostri familiari, della loro umanità, della loro fragilità, del loro amore e dell’ampiezza dei loro sentimenti.
Forse non ci siamo mai accorti o preoccupati dei nostri fratelli più deboli, soli in casa od ospitati nella casa di riposo, tanto bella ma tanto ”lontana”, o negli ospedali, tanto “scomodi”, o forse non ci siamo mai accorti veramente di quale valore enorme ha una parola scambiata con chi, dovunque si trovi, per chissà quale motivo, viene scansato da tutti.
Ecco, secondo me cosa vale dirsi buon Natale oggi , ed anche dopo il Covid, che prima o poi (meglio prima che poi) ci lascerà, vuol dire aprirsi al conforto ed alla speranza per tutta la Casa di Riposo, per gli “interni” sicuramente, ma anche e soprattutto per tutte le Case di tutti gli “esterni”. •

Mario Liberati, Presidente del CDA, Casa di Riposo Sassatelli

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