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“L’onda” e la banalità del male

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Come si può influenzare una persona a tal punto da controllarla senza che lei se ne accorga? È ancora possibile togliere a qualcuno i propri diritti civili e umani dopo periodi storici di dittature e violenze? Sono le domande che pose il professor Ron Jones ai suoi studenti della Cubberly High School, quando propose loro un esperimento sociale chiamato “La Terza Onda”. Nonostante la scarsa documentazione in merito, l’esperimento ebbe una certa eco, tanto da offrire spunti per la realizzazione di libri e, soprattutto, prodotti audiovisivi. Il più famoso di questi ultimi è sicuramente il film di Dennis Gansel intitolato “L’onda”.
Ambientato in Germania, l’insegnante Rainer Wenger spiega ai suoi studenti l’inizio dell’autocrazia. Vedendo i ragazzi piuttosto scettici di fronte ad una possibile riaffermazione della dittatura, Rainer dà il via ad un esperimento: per una settimana gli studenti faranno parte di un gruppo di elite, chiamato l’Onda, il cui leader è lo stesso insegnante, che dovrà stabilire delle regole da rispettare, come il doversi alzare in piedi per esprimere la propria opinione, marciare insieme all’unisono e il dover indossare una sorta di divisa. Nonostante alcuni studenti contrari, la classe accetta l’esperimento e in sette giorni Rainer riuscirà a manipolare le menti dei ragazzi, dando loro una forte motivazione a sostegno del gruppo, ma arrivando anche a situazioni fuori dal suo controllo.
Innanzitutto, si evidenzia come Gansel abbia voluto mostrare i suoi personaggi: gli studenti e le loro questioni adolescenziali dovrebbero essere i protagonisti del film. Eppure, proseguendo la visione, ci si rende conto come alcuni di loro svaniscano. Le caratteristiche che li rendevano unici vengono eliminati dalla costituzione del gruppo. Pochi di loro manterranno la propria individualità, come Karo, che si esprimerà velocemente contro l’Onda e Marco, che mostrerà sempre più esitazione con il proseguire dell’esperimento. Una voce fuori dal coro, in questo senso, è Tim che vive un processo opposto: da che non era nessuno, trova la sua individualità nel gruppo.
Molto simile a Tim è Rainer. Il professor Wenger è il tipico insegnante che guadagna in poco tempo l’ammirazione dei suoi studenti: giovanile nei modi e dalla mente aperta. Tuttavia, soffrendo di un forte complesso di inferiorità rispetto ai suoi colleghi, vede nell’Onda la sua occasione per farsi finalmente notare dal corpo docenti. Si tirerà indietro solo quando ormai sarà troppo tardi.
Ma ciò che segna lo spettatore per tutta la durata della pellicola è la natura ambivalente dell’Onda: si parte prevenuti con la vicenda, pensando sin dall’inizio che gli esiti saranno disastrosi. Eppure, è impossibile trascurare alcuni aspetti positivi del gruppo: i ragazzi diventano più motivati a sostenere la propria causa e si aiutano l’un l’altro, anche tra compagni con cui prima non c’era nessun legame di amicizia. Di fronte all’Onda sale alla mente una tragica domanda: ma l’autocrazia e i totalitarismi sono davvero così terribili come vengono descritti nei libri di storia?
“L’onda” è uno di quei pochi film che fa veramente riflettere sulla forza di un’idea che si propaga come un virus nella mente delle persone e di come un individuo, anche il più benevolo, possa compiere del male troppo facilmente o, come spiegava Hannah Arendt nel suo celebre libro, in maniera banale. •

 

SCHEDA FILM
Titolo: L’onda
Paese di produzione:
Germania
Anno: 2008
Durata: 102 minuti ca.
Genere: Drammatico
Regista: Dennis Gansel
Target: Tutti

Arianna Fioretti

 

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