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Tirannia e democrazia

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La rete digitale offre molteplici opportunità ma debbono essere verificate

La tirannia della Rete o la sua democrazia?
Domanda incessante, specie dopo gli ultimi avvenimenti terroristici.
Sul web – si dice – c’è tutto e il suo contrario. Vero.
Anche le conversioni all’Islam non avvengono più dinanzi ad un Imam. Basta un quadernetto o libricino incrociato in internet che il gioco è fatto.
Romano Prodi parla di un potere dei social pericoloso. E in mano a gruppi extraeuropei: cinesi e statunitensi che convogliano pensiero e attrazione.
Prodi propone un social europeo.
L’idea ci lascia un tantino perplessi. Possibile che laddove non si riesca a creare una Europa unita politicamente, la si abbia unita internauticamente?
Parlando con giovani ed espertissimi di social media, viene fuori un’altra immagine.
I social come possibilità di avere tutti la parola; i social come le prime tribù che precedettero gli stati nazionali, qualcosa cioè che scardina di fatto steccati e costruzioni ottocento-novecentesche; i social come massima libertà di espressione.
Vero anche questo. All’obiezione però che il rischio è bere tutto senza alcun giudizio, la risposta dei giovani esperti è univoca: occorre educare alla critica.
Dove critica significa guardarci dentro, rimestare, trovare le fonti giuste, non accontentarsi della prima opinione, seguire qualcuno di cui ci si fida. E qui scatta un giudizio anche su noi giornalisti.
Personalmente, pur magari non condividendo sempre le loro opinioni, seguiamo Massimo Cacciari, Massimo Gramellini, Alessandro D’Avenia, Robi Ronza, Antonio Socci, Giuseppe Frangi, e decine di altri personaggi che quotidianamente sulla rete, direttamente o indirettamente, offrono spunti di riflessione.
Li seguiamo considerandoli onesti e liberi, pur laddove prendono posizioni non condivisibili.
Li consideriamo insomma non in malafede.
Dunque, nel dibattito – specie nella scuola – sulla bontà o meno della rete, dovremmo tenere in considerazione due aspetti: l’educazione alla critica (la si fa?) e la dirittura morale degli interlocutori.
La Rete è una grande opportunità di conoscenza, purché si sappia riconoscerne le tracce. •

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