
Luminosità e colore
Ciò che colpisce delle opere di Vespasiani è la ricerca delle luminosità del colore che conducono allo spazio dilatato nel silenzio siderale, fino ai limiti dell’interiorità personale e che prendono forma da una profonda intimità spirituale che caratterizza l’autore.
La quotidianità assume una sorta di ovattato rumore nel quale lasciar trapelare i suoni veri e forse dimenticati della natura. Cielo, terra, linee di colli, chiari scuro di luce, caleidoscopio di colori, questi i primi elementi che riusciamo immediatamente a desumere ed ecco venirci incontro la tortorella che passeggia indisturbata ma che non sa più volare, simbolo di una parte di umanità incapace di sollevare le proprie ali del pensiero.
Conversare con questo sensibile artista ed ascoltarlo mentre riflette con taglio decisamente filosofico, sui perché e sui come dell’individuo e su quella tensione che appartiene all’uomo di oggi, smarrito spesso fra gli accadimenti quotidiani, ci ha condotti al di là dell’intento giornalistico dell’intervista. Dal 1998 ad oggi ha documentato in maniera costante le sue più importanti mostre personali con volumi prodotti in serie limitata, arricchiti da testi critici e da testimonianze trasversali di filosofi, scrittori, antropologi e teologi e nel 2015 è stato anche invitato a dipingere il Palio dell’Assunta di Fermo. All’incontro abbiamo percepito la presenza della sua Musa ispiratrice, Mara, la donna che meglio lo ispira in una sorta di afflato simbiotico che trasporta poi nelle sue opere. Mara come mare: acqua, sorgente di vita sin dai tempi più remoti e come il prossimo ciclo di opere.
Ed è proprio l’acqua e il cielo che ne cattura il riflesso, una delle modalità dinamiche dei quadri di Vespasiani. L’elemento aria sembrerebbe privilegiato rispetto ad altri elementi fra linee e colori che riporta ad una sorta di inquietudine e alla profondità abissale del cielo.
Pur vivendo la propria maturazione ben visibile nei lavori di Vespasiani che spaziano fra segno pittorico e segno fotografico, si avverte immediatamente il bisogno di questo poliedrico artista di non riconoscersi in una pittura di canone o finalizzata al commerciale, per protendersi al dinamismo con la forza che sente dentro di sé e che non trattiene.
Così l’autore, balza verso “spazi” più aperti, verso una libertà interpretativa del reale che ne garantisce la sua inconfondibile unicità. Il nostro conversare ci ha via via permesso di penetrare il significato profondo delle sue opere in una sorta di accompagnamento culturale in cui filosofia, arte, spiritualità si sono fusi in un unico tema che riconduce all’insondabile mistero dell’essere umano.
Tutto ha senso artistico per il giovane Mario Vespasiani e così un gatto nero accanto al corpo sdraiato della sua Musa, nel contrasto di forme e colori diventa per lui uno sguardo poetico ed è con questo sguardo che osserva colori e forme che diventano ricerca e prendono anima. Ed ecco l’artista che sa dare l’esatta misura del suo linguaggio, di piena autonomia stilistica, frutto di una costante ricerca espressiva che raggiunge livelli di elevata poesia. Il tempo è trascorso piacevolmente in fretta. Ci salutiamo grati del dono reciproco che ci siamo fatti: un tempo non speso ma condiviso, in un tempo che si fa sempre più avaro di incontri “dal vivo”.