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Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi

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“Chi infatti non abbia dentro di sé risorse per vivere bene e felice subisce il peso di tutte le età; chi invece trae da se stesso ogni bene non può considerare un male quel che necessità di natura impone. La vecchiaia fa parte di queste cose più delle altre” (Cicerone)
“…senti quella pelle ruvida…quel gran freddo dentro l’anima…”.

Portami al mare, fin dove l’azzurro del cielo si confonde con la distesa di acque.
Prendimi per mano, ché fatico a camminare, non mi lasciare qui solo, non mi abbandonare alle asprezze della vita.
Riscalda quel gelo che come lama sottile s’insinua nel cuore. Non portarmi in quei giardini…dove i viali alberati sono odorati e senza fine, ma c’è silenzio, un silenzio che ottunde, quel senso d’inanità che non ti fa più sentire vivo. Vecchio.
Portami al mare…
La pelle rugosa, gli occhi che sembrano rivolgere a chi li fissi nella loro tremenda ieraticità un monito inesorabile.
Diceva Hillmann che oltre quella pelle si spalanca una Dimensione Altra, le rughe sono come il confine tra l’al di qua e l’al di là.
Sono il concentrato della saggezza, il portato degli anni, il frutto ormai avvizzito dell’esperienza.
Non buttatemi via, solo perché non cammino o non parlo più…ho ancora tante cose da dire…e se qualche volta mi arrabbio, sappiatemi perdonare, sotto queste misere spoglie ho ancora un cuore che palpita… e vorrei tanto poter volare ancora…
Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi…”
Senza più quel peso sul cuore, senza quell’inverno che aduggia le tue giornate, quel vento trasandato che stizzito vorrebbe portarti via con sé, in un mondo buio e inospitale, dove latitano le carezze, e non c’è il fuoco a riscaldare le membra stanche e appassite.
Nonna, raccontami ancora una favola… di quando Pollicino sfuggì all’orco cattivo…de “lu Marosciu” che mangia i bambini… la piccola fiammiferaia è lì, sola e abbandonata, basta un fiammifero a illuminarle un mondo fantastico… Oltre però c’è la fredda morte.

Non far cadere il silenzio sui miei passi.
Un giorno anche tu sarai come me, perché la vita è una ruota i cui estremi si congiungono.
Sei anche tu mio figlio, figlio dei miei figli.
Vieni con me, a guardare il cielo tempestato di stelle…
A scoprire nella distesa bianca immensa lo stupore di una promessa.

Dedicato agli sfollati, “finiti” nei giardini che nessuno sa. •

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