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4. "The other side of Fermo"Scattata in: Viale Tiro a Segno , Fermo - Foto di Lorenzo Bianchini

Scoprire la bellezza della città di Fermo

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Bisognerebbe camminare la città di Fermo leggendo il libro del giovane Carlo Cipolletti, Fermo. Storia artistica della città del Girfalco, Andrea Livi editore.
Un volume denso (Cipolletti ci ha impiegato anni), tra i migliori pubblicati sulla città.
Lo ha dedicato al padre Alberto. Significativo, come una trama intersecantesi di generazione in generazione. Ma è anche il prodotto del grande studio di Carlo, dei giorni passati in biblioteca, delle notti dedicate a spulciare documenti. È un atto d’amore per la sua città, una radice che non si raggrinza ma ritrova linfa ed ardore. Palpita.
Significativa l’apertura con le parole di Giulio Carlo Argan: «Per studiare l’arte bisogna partire dalla città invece che dall’arte, così come Goethe, per studiare i colori, è partito dall’occhio invece che dalla luce. Se l’arte è la città…, lo storico dell’arte è lo storico della città». Carlo si fa storico perché ricercatore. Da quel piccolo insediamento sul Colle Sabulo. «Le testimonianze dei primi insediamenti nel territorio di Fermo – scrive – risalgono al IX secolo a. C., quando era abitato da una popolazione contraddistinta dal rito funerario della cremazione… Questo aspetto culturale protostorico… è denominato dalla moderna storiografia Villanoviano… Probabilmente gli Etruschi arrivarono a Fermo per colonizzare nuove terre che davano sul mare Adriatico, ottenendo così uno sbocco commerciale con l’Oriente». L’insediamento etrusco andò scomparendo, racconta, «per lo meno dal VII secolo a.C. quando non sono più attestate nelle necropoli fermane tombe ad incinerazione, ma sepolture a inumazione, come usavano i Piceni». Eccoli, allora, i Piceni. E parte il racconto di Fermo picena, romana, bizantina, la Marca fermana, le distruzioni portate dagli uomini di Federico Barbarossa, i podestà di Fermo che divengono dogi di Venezia, i tiranni, la Rocca arcigna che consente di dominare la città e i territori intorno, gli Sforza, le Signorie, il governatore pontificio, e, avanti avanti, sino a Sisto V, alla sommossa del 1600, agli interventi urbanistici del XIX secolo, all’economia del secondo dopoguerra. Carlo entra nella sua città, la vede vivere e pulsare. Il suo lavoro è molto più di una guida pur dando indicazioni precise come il Foro della Firmum Picenum «dov’è adesso il moderno edificio della Banca Monte dei Paschi di Siena».
Cipolletti avanza anche ipotesi come quella che prevedeva di «rendere Piazza San Martino quasi un “palco” per le più importanti manifestazioni pubbliche degli Sforza». E poi le terme, «realizzate probabilmente non lontano dal foro» da dove proverrebbe la statua del Tritone oggi a Palazzo Azzolino.
Della scultura del leone che si trova accanto alla porta laterale del Duomo, Cipolletti riporta la convinzione di Enzo Catani, secondo cui si tratterebbe di un’opera d’epoca romana proveniente dalla «decorazione di qualche tomba».
Altra chicca: il titolo onorifico di Cavaliere della milizia aurata conferito alla maggior parte dei laureati all’importante università fermana. Impossibile riportare tutto: la scultura, la miniatura, la pittura, i tesori. È un libro da leggere d’un fiato ringraziando la passione di un giovane. •

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