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A difesa della vita

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Le linee maestre del Vescovo per questo tempo.

Il principio del diritto alla salute e del benessere di tutti è stato il filo conduttore che ha guidato l’Arcivescovo Mons. Rocco Pennacchio, fin dall’inizio dell’emergenza, nel dare indicazioni ferme e precise alla nostra chiesa diocesana. Un atteggiamento ispirato, fin da subito, alla massima prudenza e corresponsabilità, nel rispetto delle normative in costante aggiornamento per la difficile situazione italiana.
In ordine di tempo, il primo pronunciamento del pastore della chiesa fermana risale al 24 febbraio. Esorta a prendere consapevolezza del pericolo che incombe, invita ad adottare le norme di igiene raccomandate anche all’interno delle chiese e assicura vicinanza e sostegno a tutto il personale medico e sanitario. Nello stesso comunicato, Mons. Rocco stigmatizza gli atteggiamenti discriminatori nei confronti della comunità cinese, invita alla preghiera e scoraggia interpretazioni teologiche del fenomeno in chiave catastrofica o, peggio ancora, punitiva.
La situazione si complica la sera di carnevale, il giorno 25 febbraio. Alla vigilia del Mercoledì delle Ceneri, a partire da una nuova ordinanza del governatore Ceriscioli, tutti i Vescovi marchigiani pubblicano una lettera con la quale sospendono le celebrazioni, stabiliscono restrizioni per la celebrazione dei funerali e, di fatto, fermano tutte le attività pastorali.
Il blocco dura fino a quando l’ordinanza del governatore delle Marche viene invalidata. Domenica 1 marzo, le celebrazioni vengono regolarmente svolte nelle parrocchie e, da lunedì 2 marzo, riprendono le attività pastorali. La schiarita, in realtà, dura pochissimo. Chi pensa che si stia tornando alla normalità, vive solo un’illusione. La serà di martedì 3 marzo, infatti, Ceriscioli ordina di nuovo la chiusura delle scuole per l’aggravarsi della situazione.
Mons. Pennacchio, da parte sua, si attesta sulla linea seguita fin dal primo momento. Di conseguenza, per le stesse ragioni già scritte la sera del 3 marzo, domenica 8 marzo, nella Diocesi di Fermo, non vengono celebrate le sante messe, al fine di evitare assembramenti.
Già dal mattino della stessa domenica si profila una situazione ancora più grave per tutto il territorio nazionale. La CEI, dopo che ha preso in esame l’art. 2, lettera “V”, del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri emanato la mattina dello stesso giorno, sospende le manifestazioni religiose, compresi i funerali. I Vescovi sentono la drammaticità della decisione, ma affermano altresì che: “L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica”.
In quest’ultima settimana, mentre il governo italiano ha deciso provvedimenti che chiedono ai cittadini di restare il più possibile a casa, l’Arcivescovo, con una lettera del 11 marzo, esprime il suo desiderio di proporre una riflessione che sostenga la vita a partire dalla fede e invita i fedeli a viverli in una prospettiva pasquale.
Resta difficile elaborare una sintesi, specie quando si vivono situazioni in continua evoluzione.
L’ordine delle priorità mette davanti a tutto il bene delle persone e dell’intera compagine sociale. Le parrocchie sono invitate a fare la loro parte, rinunciando con sofferenza alle proprie prassi pastorali, ma non all’essenziale della fede, della speranza e della carità. L’auspicio è che, nella tribolazione e nello smarrimento di questo tempo, possa accrescersi nella chiesa la scelta di porsi a difesa della vita, quale dono presioso ricevuto da Dio, specie quella delle persone più deboli e povere.
Distanti, ma vicini. •

Tamara Ciarrocchi
Andrea Andreozzi

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