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La pace: cammino di speranza

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Quinta marcia per la pace promossa dalle parrocchie di Civitanova Marche.

Pomeriggio di sole, quello di sabato 15 febbraio 2020, sopra Civitanova Marche.Vociare continuo di ragazzi e ragazze, come sanno fare quando organizzano eventi che stanno loro a cuore. C’era tutto questo nella quinta marcia per la pace, promossa dalle parrocchie della cittadina adriatica. Il ritrovo dei partecipanti, alle ore 15,00, presso il varco sul mare. La partenza, alle 15,30. L’arrivo presso la chiesa di Cristo Re verso le 17,30. A salutare i partecipanti c’era anche il Vescovo, Mons. Rocco Pennacchio, prima di ripartire subito dopo, per essere presente alla diciottesima festa dei fidanzati, tenuta sempre di sabato pomeriggio dalle 17,30 in poi presso l’auditorium Franceschetti, del Seminario di Fermo.
Il percorso della marcia è stato diviso in quattro momenti. Il primo, vissuto nel luogo del ritrovo, ha avuto per tema il dialogo. Un muro, costruito con una tovaglia di carta, divideva in due gruppi tutti i partecipanti. Nuvolette gialle ed aeroplanini rossi, con domande scritte, erano in mano ad alcuni ragazzi posti alla destra del muro.
Nuvolette azzurre ed aeroplanini verdi con le relative risposte erano nelle mani di ragazzi e ragazze posti alla sinistra del muro. Domande e risposte venivano lette dagli uni agli altri. Gli aeroplanini rossi venivano lanciati dai ragazzi al di là del muro; quando le domande si incontravano con le risposte, in un vortice di nuvolette azzurre e aeroplanini verdi
Il muro rappresenta l’impossibilità o la difficoltà di dialogare, di capire ed essere capiti. Quando alziamo le barriere dell’indifferenza o pregiudizi e non lasciamo a Dio la possibilità di fare storia con noi, di impastarsi con le nostre vite e colmarle di senso, creiamo ostacoli alla comunicazione; poniamo domande ma non riceviamo risposte o le riceviamo a caso. Quando impariamo a guardare l’altro con occhi diversi e gli apriamo il nostro cuore, lo riconosciamo come un fratello da accogliere e capire, il muro si sgretola ed ogni comunicazione diventa possibile. La nostre tante domande vengono comprese e trovano altrettante risposte.
La seconda tappa, vissuta in piazza XX settembre, aveva per tema la riconciliazione. L’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in sé. Solo scegliendo la via del rispetto, si potrà rompere la spirale della vendetta e intraprendere il cammino della speranza. Questo cammino di riconciliazione ci chiama a trovare nel profondo del nostro cuore la forza del perdono e la capacità di riconoscerci come fratelli e sorelle. Imparare a vivere nel perdono accresce la nostra capacità di diventare donne e uomini di pace. Quello che è vero della pace in ambito sociale, lo è anche in quello politico economico poiché la questione della pace attraversa tutte le dimensioni della vita comunitaria. Non vi sarà mai vera pace, se non saremo capaci di costruire un più giusto sistema economico. Il momento di riconciliazione è stato rappresentato da un confronto tra due ali di ragazzi e ragazze, intenti a non rompere due file di palloncini con i quali hanno formato la corona del rosario.
Un’altra sosta è stata effettuata a metà Corso Umberto I. Il tema affrontato, quello della conversione ecologica, atta a superare il dominio dispotico dell’essere umano sul creato. La nostra ostilità verso gli altri, lo sfruttamento abusivo delle risorse naturali, senza rispetto per le comunità locali, ci indicano la strada da percorrere. La conversione va intesa in maniera integrale, come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo tra di noi, con gli esseri viventi e con tutto il creato nella sua ricchissima varietà. Ogni persona ha scambiato con il proprio vicino, che non conosceva, un piccolo post-it, dove era riportato il nome di una nazione che sta vivendo momenti di guerra o di difficoltà. Per me è stato un gesto simpatico per conoscere Luigi, un signore di Civitanova Alta che non conoscevo.
La quarta sosta è avvenuta ai piedi della scalinata esterna che conduce alla chiesa di Cristo Re. Il tema dibattuto: la memoria e la speranza. La pace è un desiderio di tutta l’umanità. Va coltivata con la memoria e la speranza. La prima va custodita non solo per non commettere di nuovo gli errori del passato, guerre, sopraffazione, stermini, ma anche perché, frutto dell’esperienza, custodisca la radice e suggerisca la traccia per le future scelte di pace. La speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per volare, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili. Una galleria di fotografie con le relative didascalie, incollate su cartoncini bianchi, posti ai lati della scalinata, accompagnava i marciatori che salivano in chiesa per la celebrazione eucaristica. Le foto riportavano i volti di uomini, donne, ragazzi e ragazze del passato e del presente che sono diventati esempio di speranza per il futuro.
Musiche scelte sui temi trattati hanno accompagnato tutta la marcia. L’organizzazione è stata impeccabile, grazie anche ai carabinieri in congedo che hanno garantito ordine e sicurezza. Il futuro è già presente. Ne è stato un esempio Daniele, lo speaker e animatore instancabile della manifestazione. Tornando a casa, ripetevo a me stesso alcuni versetti del Cantico di Simeone: “Lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace”. Con giovani simili a Daniele, sicuri, gioiosi, operatori di pace, il futuro sarà ancora meglio del presente. •

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