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Il “birus”

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Trodica: la forza del nostro amore è più forte di tutto.

Il mondo va velocissimo, siamo sopraffatti dal lavoro, dagli impegni, dalla famiglia, dai figli, dalle preoccupazioni e non abbiamo tempo. Sì, proprio così, non abbiamo neanche il tempo per pensare. E in un attimo tutto cambia. Ci dicono di fermarci e di non uscire di casa. In un giorno ci ritroviamo catapultati in un’altra realtà, sembra quasi di vivere in un film.
Ci si accorge che stiamo provando tutti le stesse paure e le stesse inquietudini, riflettendo molto su ciò che sta accadendo. Il “BIRUS”, così lo chiama mio figlio di due anni, ci spaventa molto. Le notizie che riguardano i contagi, i morti in solitudine, i medici, gli infermieri, le forze dell’ordine, i lavoratori, la penuria di soldi, le dirette del premier, la Protezione Civile e i volontari ci interessano e allo stesso modo ci riempiono di angoscia. E poi la preoccupazione personale per il futuro: che cosa ci accadrà? Avrò ancora un lavoro? Fino a quando dovremo vivere usando mascherine e gel disinfettante? Potrò riabbracciare ancora i miei amici e i miei cari? Potrò andare ancora al parco con mio figlio? Quando potrò andare a messa la domenica? Dovrò vedere ancora l’immagine del papa in una piazza vuota? Riusciremo a farcela? Mi ammalerò? Si ammaleranno i mie cari? Troveranno mai un vaccino?
Siamo costretti in quarantena dentro degli spazi, a volte piccoli, condividendo le nostre giornate insieme. Ed è così che ci si riscopre ancor di più famiglia, si apprezzano le piccole cose e il superfluo è accantonato. Si ha più tempo da dedicare ai figli, alla loro educazione, al gioco, agli esperimenti, alla lettura, si dialoga e ci si confronta, si cucina, si fanno il pane e la pizza insieme, si prega e, finalmente, mamma e papà si dedicano alle loro passioni. I social media, che, fin qui, io e mio marito abbiamo guardato dall’alto al basso, perchè non ci hanno mai affascinato, in questo momento ci hanno permesso di sentirci più vicini ai nostri cari, che, con nostro dispiacere, non possiamo più frequentare e vedere di persona.
WhatsApp ha rasserenato le nostre giornate, poiché possiamo videochiamare i nonni, gli zii, gli amici vicini, quelli che vivono all’estero, i cuginetti. In questo modo le distanze si annullano per sentirci meno soli e, soprattutto, possiamo controllare che tutti stiano bene.
Nel buio dell’incertezza presente, io e la mia famiglia vediamo una speranza: la forza del nostro amore, che è più forte di tutto il resto. La nostra consapevolezza è che Dio ha “cura di noi” e che “solo tutti insieme potremo andare avanti”. Ora, l’importante è prenderci cura l’un dell’altro per non ammalarci, e il resto, prima o poi, si sistemerà. E come abbiamo raccontato al nostro piccolo: con il super potere della SPERANZA, a breve, potremo fare una festa per riabbracciarci tutti.
#ANDRÀTUTTOBENE •

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