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“I disperati siamo noi”: Omelia del Vescovo

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Di queste parole abbiamo bisogno: di parole di vita eterna. Abbiamo bisogno di parole di vita eterna davanti al nostro fratello Emmanuele, non al suo cadavere, ma davanti a lui che in virtù del battesimo è stato ed è tempio dello Spirito Santo.
Avevo chiesto un po’ di silenzio, durante la veglia di mercoledì, ma non sono stato ascoltato.
Adesso vi chiedo la fede. Perché senza la fede non è possibile capire queste parole che abbiamo appena ascoltato. Ne avete poca? Mettetecela tutta. Ne avete tanta? Aiutate i fratelli.
Oggi serve la fede…
(…)
Nel Vangelo si chiede a Gesù: “Chi è il mio prossimo?”.
Gesù risponde con la parabola del Buon Samaritano. Il samaritano è il volto di Gesù Cristo.
Il samaritano, al tempo di Gesù, per definizione è un escluso, un estraneo, un nemico. Il samaritano è in viaggio, ma si ferma, scende da cavallo, si china e solleva il ferito.
Tutti dovremmo fermare i nostri viaggi, chinarci e sollevare l’altro.
Sono certo che voi siete qui per chinarvi e sollevare…
(…)
Fatti prossimo a colui che è in difficoltà. Il prossimo non c’è se tu non ti fai prossimo, se tu non ti fai vicino, se tu non fermi il tuo viaggio, se tu non ti chini a raccoglierlo.
Gesù nella parabola, quasi si disinteressa dei briganti, della giustizia (la giustizia umana deve fare il suo corso), ma a ciascuno di noi Gesù chiede di farsi prossimo.
Fatti vicino, fatti prossimo di chi è nel dolore da una parte e dall’altra.
Io sono preoccupato, io sono nella tristezza per la divisione di questa comunità.
No! Non possiamo permettercelo. Non possiamo essere divisi. Qualunque sarà in futuro l’esito del giudizio umano, noi rischiamo di morire per la divisione. Questa città, questa comunità rischia la morte per la divisione.
A coloro che non sono di questa città dico che Fermo da oltre due anni si è manifestata ospitale, veramente ospitale. Lo hanno riconosciuto e lo riconoscono i nostri fratelli emigrati, scappati dalle guerre, dalla fame, dalla persecuzione religiosa.
Lo ha riconosciuto il nostro fratello Emanuele e la sua promessa sposa.
Noi fermani siamo stati e siamo ospitali.
Il dolore che accomuna tutti noi oggi, chiede con forza, con urgenza un supplemento di vicinanza, di prossimità, di fraternità, di dialogo.
“Va e anche tu fa lo stesso”: avvicinati all’altro. Non stare lontano. Perdona, perdona, perdona. Perdona perdona.
Alimenta la speranza di chi tra mille peripezie approda tra noi.
Mi dà fastidio sentire i media definire questi nostri fratelli emigrati “disperati”. Ma dove? Ma quando? Loro “disperati”? Se mai noi lo siamo, con la nostra vita spesso inutile e insensata.
Se loro sono qui è perché nutrono la speranza. E noi rischiamo di uccidere la speranza. Non sia mai fatto.
È la divisione che uccide, non questo quel fratello nella comunità.
Ascoltiamo l’invito dell’apostolo Paolo che scrive ai Colossesi quando presenta Gesù Cristo come colui nel quale devono essere riconciliate tutte le cose. Perché è grazie a Lui che è salito sulla croce, è in virtù del sangue di Gesù Cristo che è possibile riconciliarsi.

Per questo ho chiesto la fede. Senza la fede, senza credere che è il sangue di Cristo che ha il potere di riconciliarci, non ce la faremo.

Dio benedica questa città, questa nazione, questa povera chiesa fermana che in questi ultimi mesi ha tanto, tanto sofferto. •

(trascrizione di alcuni passaggi dell’Omelia dell’Arcivescovo tenuta il 10/07/ 2016 alle Esequie di Emmanuel Chidi Namdi, in www. fermodiocesi.it)

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