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Guerra chiama guerra

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“Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza”. È il grido con cui il Papa ha concluso l’udienza di oggi, l’ultima del ciclo di catechesi dedicate al battesimo.
“Sono molto preoccupato e addolorato per l’acuirsi delle tensioni in Terra Santa e in Medio Oriente, e per la spirale di violenza che allontana sempre più dalla via della pace, del dialogo e dei negoziati”, ha detto Francesco prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro, al quale oggi hanno partecipato 15mila persone. “Esprimo il mio grande dolore per i morti e i feriti e sono vicino con la preghiera e l’affetto a tutti coloro che soffrono”, ha proseguito, invitando nel suo appello “tutte le parti in causa e la comunità internazionale a rinnovare l’impegno perché prevalgano il dialogo, la giustizia e la pace”. “Dio abbia pietà di noi!”, ha aggiunto a braccio dopo aver recitato con i fedeli l’“Ave Maria”, “Regina della pace”. Poi l’augurio ai “fratelli islamici” per il mese di Ramadan, che inizierà domani: “Che questo tempo privilegiato di preghiera e di digiuno aiuti a camminare sulla vita di Dio che è la via della pace”. Salutando, poco prima, i pellegrini polacchi, il Papa si è rivolto in modo speciale agli ex combattenti della seconda guerra mondiale, giunti a Roma per le celebrazioni dell’anniversario della battaglia di Monte Cassino.
“Non impariamo mai!”, il monito: “Che Dio ci aiuti”. “La tragedia della guerra da voi vissuta, la forza di spirito, la fedeltà agli ideali e la testimonianza di vita – l’auspicio – diventino un appello per la cessazione dei conflitti in corso nel mondo e per la ricerca di vie di pace”.
La veste bianca e la candela accesa “sono segni visibili che manifestano la dignità dei battezzati e la loro vocazione cristiana”, ha spiegato Francesco concludendo il ciclo di catechesi dedicate al battesimo. Rivestirsi di Cristo significa fare di “virtù” come la tenerezza, la bontà, l’umiltà, la mansuetudine, la magnanimità e la carità il tratto distintivo del cristiano. “Non siamo noi la luce ma Gesù Cristo, il quale, risorto dai morti, ha vinto le tenebre del male”, il messaggio simbolizzato dalla candela accesa. Non a caso, fin dai primi secoli il battesimo si chiamava anche “illuminazione”, e il battezzato era detto ‘illuminato’”: la “vocazione cristiana” consiste nel “camminare sempre come figli della luce, perseverando nella fede”.
“L’educazione cristiana è un diritto dei bambini”, ha affermato due volte il Papa: è compito dei genitori, insieme a padrini e madrine, “aver cura di alimentare la fiamma della grazia battesimale nei loro piccoli, aiutandoli a perseverare nella fede”, che dopo il battesimo “potranno ratificare personalmente”. Al termine delle catechesi sul battesimo, Francesco ha ripetuto l’invito espresso nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate: “Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita”. •

M.Michela Nicolais

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