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I marchigiani sono… Belli

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belliLa città di Morrovalle ha voluto ricordare Gioachino Belli (Roma, 7 settembre 1791 – Roma, 21 dicembre 1863) con un convegno, tenutosi domenica 13 ottobre 2013, presso il teatro comunale, presente un nutrito gruppo di studiosi, con una presenza di pubblico modesta. Il sindaco dott. Stefano Montemarani ha ricordato che è un vanto per la città di Morrovalle ospitare un Seminario di così alto profilo e dopo il convegno dedicato al Cardinale Giovanni Minio, ancora una volta, la cittadina marchigiana è al centro di un evento culturale di ampia risonanza.

L’evento, organizzato dal locale Archeoclub d’Italia nella persona dell’infaticabile dott. ssa Nazzarena Acquaroli Cerone, è stato inserito tra le iniziative nazionali volte a ricordare i cento cinquanta anni della morte del poeta chiamato da qualche studioso il “Dante di Roma” per aver rappresentato anche se in vernacolo personaggi nobili e gente del popolo con rara efficacia descrittiva. Giuseppe Gioachino Belli era molto legato alle Marche ed in particolar modo a Morrovalle per l’amicizia con la marchesa Vincenza Roberti alla quale dedicò numerosi sonetti ed alla quale indirizzò molte lettere, oggetto di una graziosa mostra allestita dalla sezione locale dell’Archeoclub d’Italia, presso il palazzo Lazzarini, mostra che è possibile visitare dalle ore 16,00 alle 19.00, sabato e domenica, dal 13 al 31 ottobre 2013. A Morrovalle, Belli aveva molti amici e quando poteva vi ritornava, anche per recuperare serenità in un periodo nel quale soffriva di ipocondria.

A Manlio Baleani è toccato il compito di illustrare il tema “Belli e le Marche”, oggetto per altro di un interessante libro dello studioso In viaggio nelle Marche con Giuseppe Gioachino Belli. Il poeta romano aveva molti motivi per venire nelle Marche. Aveva sposato Maria Conti, vedova del conte Picchi, di Ancona, che aveva nella Marca estese proprietà di terre. Belli vi ritornava spesso per recuperare i crediti e nei suoi viaggi attraversava molte località, ben ventidue che vanno dal Piceno alle cittadine lungo la antica via Flaminia, senza tralasciare i luoghi della Marca maceratese e anconetana. Nel Piceno andava a trovare l’amico Giuseppe Neroni Cancelli (Ripatransone, 19 dicembre 1784 – San Benedetto del Tronto, 5 marzo 1858), amicizia ricordata da Manuela Martellini nella sua relazione “Belli e Giuseppe Neroni Cancelli”, nel corso del Convegno.

Ogni volta che Belli doveva andare al Nord attraversava sempre la Marca. Teneva un Journal du voyage ed in ogni luogo visitato descriveva ciò che mangiava: ad Acqualagna, maccheroni con burro e cacio, a Villa Potenza, la frittata con le salsicce. Viaggiava su carrozze scomode, riempite fino all’inverosimile da vetturali privi di scrupoli, come quelli di oraziana memoria, su strade disastrate, su ponti che, durante la stagione invernale o comunque quando pioveva un po’ più del solito, crollavano o venivano spazzati via dalle inondazioni dei fiumi. Una volta venne costretto a rimanere per più giorni in casa di una famiglia di contadini e mangiare quel che c’era perché alle Cervare, una località di campagna profonda ieri come oggi, tra Morrovalle e Macerata, era crollato il ponte sul Trodica.

Qualche volta incappava in incidenti che rallentavano il viaggio. La carrozza si ribaltava e lasciava sotto qualche ferito. In vita, Gioachino Belli ebbe il privilegio di conoscere ed avvicinare tre Papi di origini marchigiane: Leone XII di Genga, Pio VIII di Cingoli e Pio IX di Senigallia, sui quali scrisse più di un sonetto. “I colori dell’amore: le poesie per Vincenza Roberti e i sonetti di Morrovalle”, il tema sviluppato dal prof. Pietro Gibellini, docente alla Ca’ Foscari e da Marialuigia Sipioni. La lettura dei sonetti e delle lettere è stata affidata alla voce di due attori professionisti: Stefano Messina e Annalisa Di Nola. Quello di Gioachino Belli è un Canzoniere amoroso con qualche venatura da “Dolce Stil Novo”: la donna angelo che porta la salvezza. “Cencia”, come chiama la marchesa Vincenza Roberti, in Perozzi quando si sposò, è più che bella, passionale ed intelligente, qui sta la forza della donna che sa accendere la passione amorosa in Gioachino Belli.

I sonetti di Morrovalle, circa un centinaio, sono sconci ed irriverenti. Segnano comunque una tappa importante. A Morrovalle il Belli scopre la grandezza del dialetto. D’ora in poi scriverà solo in dialetto romanesco, dopo essere stato alla scuola di Carlo Porta, poeta dialettale milanese che conobbe di persona, di cui lesse tutta la produzione poetica. Manzoni, Carlo Porta, Leopardi sono le fonti alle quali il Belli si abbeverò. Oggetto della sua produzione poetica sarà il popolo. Scriveva infatti ad introduzione dei suoi sonetti (2.279 i sonetti del Belli): “Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma. In lei sta certo un tipo di originalità: e la sua lingua, i suoi concetti, l’indole, il costume, gli usi, le pratiche, i lumi, la credenza, i pregiudizi, le superstizioni, tutto ciò insomma che la riguarda, ritiene un’impronta che assai per avventura si distingue da qualunque altro carattere di popolo”. Marcello Teodonio, presidente del Centro Studi Gioachino Belli di Roma ha dissertato sul tema “Giuseppe Gioachino Belli e Giacomo Leopardi”.

Scriveva Gioachino Belli: “Io qui ritraggo le idee di una plebe ignorante, comunque in gran parte concettosa ed arguta, e le ritraggo, dirò, col concorso di un idiotismo continuo, di una favella tutta guasta e corrotta, di una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca”. Come non trovare analogie, pur se su una diversa lunghezza d’onda, tra alcuni versi della poesia leopardiana: “Ma perché dare al sole,/ perché reggere in vita/ chi poi di quella consolar convenga…” (G. Leopardi, Canto Notturno di un pastore errante nell’Asia), con il sonetto di Gioachino Belli “La vita dell’Omo”: Nove mesi a la puzza: poi in fassciola/ tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:/ poi p’er laccio, in ner crino, e in vesticciola,/ cor torcolo e l’imbraghe pe ccarzoni. //Poi comincia er tormento de la scola,/ l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,/ la rosalía, la cacca a la ssediola,/ e un po’ de scarlattina e vvormijjoni….” (G. Belli, la vita dell’omo). Tutti gli interventi del Convegno sono stati magistralmente orchestrati dal moderatore prof. Diego Poli, docente di Linguistica presso l’Università degli Studi di Macerata. •

Raimondo Giustozzi

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5 commenti

  1. Il resoconto è molto fedele in tutti i particolari, purtroppo anche sul numero limitato di presenti. Un convegno nazionale con la preswenza di studiosi del calibro del Prof. Teodonio e Gibellini, meritava un più vasto pubblico. Ma la cultura letteraria non attira come un concerto o uno spettacolo teatrale. Ma noi insistiamo anche perchè a 150 anni dalla morte del Poeta non potevano non essere presenti a Morrovalle. Gradirei essere inserito nel elenco dei vostri lettori. grazia

  2. Grazie a lei per il commento. Noi cerchiamo e siamo ben lieti di dare spazio anche ad eventi, come li definisce lei, di “cultura letteraria”.

    Ci piacerebbe pubblicizzarli per tempo, in modo di attrarre ed invitare anche i nostri lettori a parteciparvi.

    La invitiamo quindi a inviarci in anticipo di almeno 2/3 settimane sulla data, per le prossime occasioni, del materiale da poter pubblicare (locandine, brevi articoli di presentazione, inviti) in modo da dare spazio anche a convegni di così alta caratura. Potrà spedire tutto via email a direttore@lavocedellemarche.it

    Per quanto riguarda la sua richiesta di far parte del nostro elenco di lettori, la invitiamo a visitare la seguente pagina: http://www.lavocedellemarche.it/contatti/ in cui sono specificati gli estremi per l’abbonamento.

    Cordiali saluti dalla redazione

  3. Chiedo scusa se riprendo la ..(parola) e non vorrei che il nostro fosse solo un dialogo a due, ma ieri sera nel rileggere attentamente l’articolo mi sono accordo di una vostra… svista (o errore) dove si parla delle Cervare.
    Belli non è costretto a rimanere per più giorni in casa di una famiglia di contadini e mangiare quel che c’era, ma era andato volontariamente in quella località dove il nobile Solari di Loreto aveva un casino di campagna e lo aveva invitato come ospite e dove fu poi raggiunta dalla famiglia della marchesa Vincenza Roberti in Perozzi. Purtroppo dovesse stare più giorni a causa del maltempo. (vedi parina 106 del Journale du voyage scritto dal Belli e ripreso nel libro “In viaggio nelle Marche a parina 68) La precisazione era dovuta per onore di verità e vi ringrazio comunque per lo spazio dedicato alla manifestazione Manlio Baleani

  4. E’ sempre un piacere leggere ( anche se da lontano ) della vostra ” cultura letteraria “. Come si sa la cultura si dipana con le ali della conoscenza e non smettete mai di fare ” cultura “. Vi ringrazio per l’avermi fatto sapere con un cortese saluto. Franco Roman

  5. Leopardi e Belli si conobbero? Chiedo a Baleani, sperando che lo sappia!
    Grazie.

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