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La sapienza dei numeri

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Ennio De Giorgi: profilo umano, politico, religioso di un grande matematico

Nasce a Lecce nel 1928 e muore a Pisa nel 1996. È stato uno dei più importanti matematici italiani del ventesimo secolo e quindi, vista l’alta qualità della ricerca matematica italiana, uno dei grandi a livello mondiale.
La scuola italiana, infatti, da Peano a Enriquez, a Volterra, e poi con la scuola pisana raccolta attorno alla Scuola Normale Superiore è stata uno dei centri di eccellenza a livello mondiale. Ne fa fede la medaglia Field (un vero e proprio Nobel della matematica) vinta da Enrico Bombieri.
Per mostrare l’importanza di De Giorgi basta ricordare come si debba a lui la soluzione del XIX problema di Hilbert, il quale, agli inizi del novecento, aveva proposto una serie di problemi che avrebbero tenuto impegnati i matematici del ventesimo secolo. Uno di questi problemi viene risolto da Ennio De Giorgi.
Qui non lo vogliamo ricordare per la sua grandezza come matematico, ma per altri aspetti del suo impegno.
Alla fine degli anni sessanta frequentavo la FUCI (Federazione degli Universitari Cattolici Italiani) di Pisa, e con noi si fermava spesso a discutere un docente di matematica, De Giorgi appunto, che ci chiedeva sempre di continuare le discussioni “andando fino in piazza del Duomo per vedere se… era caduta la torre”. Rimanevo sempre colpito dalla pazienza con cui accettava di discutere con noi, lui che era, come presto mi spiegarono, uno dei più grandi matematici del ventesimo secolo.
Quindi, in questo breve ricordo non parlo di De Giorgi matematico, ma del De Giorgi uomo di Fede e di Scienza, ma anche uomo impegnato dal punto di vista civile sul fronte del rispetto dei diritti umani.
Per Ennio de Giorgi la dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo era l’assioma fondamentale attorno alla quale doveva ruotare qualsiasi carta costituzionale e qualunque impegno politico. Si impegnò a lungo con Amnesty International per la liberazione di persone imprigionate per le proprie idee. Di qui l’impegno per l’uruguaiano Louis Massera o per i desaparecidos in Argentina. In Europa riuscì a creare un movimento d’opinione che portò alla liberazione del matematico ucraino Leonid Plius.
Per De Giorgi gli uomini di cultura avevano una profonda responsabilità, perché dovevano e potevano giocare un ruolo di primo piano per promuovere l’amicizia e la comprensione tra i popoli, e cercare di rimuovere le condizioni che portano alle guerre.
Della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo era per lui fondamentale l’articolo 26, che vede la scuola non tanto come luogo che serve a fornire la massima quantità di informazione, ma come luogo in cui educare la persona a coltivare “quel sentimento che gli antichi chiamavano filosofia, cioè amore della sapienza” .
Parlando della Dichiarazione ricordava che “è importante il fatto che il preambolo della dichiarazione parli apertamente della fede nella dignità dell’uomo: in fondo ci dice che all’origine del diritto e della giustizia non c’è il risultato di una indagine scientifica ma c’è un atto di fede, e dalla fede nella dignità dell’uomo discendono tutti i diritti umani”.
Abbiamo visto il De Giorgi, matematico e il De Giorgi difensore dei diritti umani. Vi è un altro aspetto importante: la ricerca scientifica come strumento per realizzare una visione sapienziale del mondo. La ricerca non è infatti fine a se stessa nel suo sforzo, del resto importante, di chiarire problemi all’interno di una disciplina, ma ha anche un profondo valore sapienziale. Essa cerca cioè di creare collegamenti tra le altre scienze e con tutto l’esistere dell’uomo per sviluppare la vocazione fondamentale dello scienziato: la ricerca appassionata della verità.
Lo scienziato non è un tecnico che cerca soluzioni, o un ideologo al servizio del potere, ma colui che tenta di svelare la struttura profonda delle cose, la racconta, la mette al servizio della conoscenza.
Per De Giorgi questo lungo processo di ricerca e riflessione deve arrivare a sintetizzare la fede in Dio, che “in principio creò l’uomo a sua immagine, e la fede nella dignità e nel valore della persona umana”, che richiama il preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
De Giorgi, poi, della fede nel Dio biblico, sintetizzata nel Credo, valorizzava in particolare l’elemento della resurrezione dei morti, che consentiva di sperare nell’esistenza di un legame tra chi è stato, chi è, e chi poi sarà.
È una visione ampia e onnicomprensiva che abbraccia le scienze, ma poi le trascende verso una speranza ultima e definitiva.
E qui non possiamo non ricordare l’ultima parte del lavoro di De Giorgi, quello più discusso, ma senz’altro il più affascinante. La ricerca di un linguaggio formale che potesse essere una base comune per scrivere con gli stessi formalismi le varie scienze e confrontarle.
Un linguaggio che parte dai concetti pre-matematici di qualità e di relazione, e a partire da questi costruisce poi i linguaggi formali delle varie discipline.
La domanda era ambiziosa: si può descrivere il reale con un linguaggio che unifichi le necessità della matematica, della fisica, dell’informatica, della biologia, e gli altri aspetti del sapere umano?
È forse l’eredità più importante che ci ha lasciato, quella del progetto di un linguaggio unificante che consenta di costruire il dialogo, e, col dialogo, la pace. •

Ludovico Galleni

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