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L’Itet Carducci Galilei al lavoro per il Progetto Legalità

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Fermo: le quinte classi imparano quanto costa la libertà

Nuovo incontro tra chi lavora nella casa circondariale di Fermo e i ragazzi delle quinte classi, prossima fase del progetto l’incontro in carcere con i detenuti che fanno parte della redazione del periodico L’Altra chiave news.
Un incontro tra dentro e fuori, per capire quanto è lieve il confine tra legalità e devianza. Nuovo appuntamento per l’Itet Carducci Galilei nell’ambito del progetto legalità che vede la scuola al fianco della casa di reclusione di Fermo, per spiegare ai ragazzi il sistema penitenziario, per far capire cosa si fa per cercare di recuperare persone che hanno sbagliato. Ben sei le classi quinte, anche della sezione geometri, riunite nell’aula magna della scuola, a coordinare il progetto, supportato dalla dirigente Cristina Corradini, il docente Roberto Cifani che ha introdotto l’incontro con la direttrice del carcere, Eleonora Consoli, il commissario Loredana Napoli, comandante della Polizia penitenziaria e Nicola Arbusti, responsabile dell’area trattamentale. Punto di contatto con i ragazzi, la redazione del giornale del carcere, l’Altra chiave news, gli studenti saranno presto proprio a colloquio con i detenuti che realizzano il giornale diretto da Angelica Malvatani.
La direttrice Consoli ha spiegato come nel carcere si cerchi di dare sostanza alla Costituzione italiana per cui “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. “La casa di reclusione di Fermo, spiega la direttrice, ha una piccola sezione circondariale e una sezione per i semiliberi, a fronte di una capienza di 41 persone, c’è una media di 65 detenuti, il 98 per cento con un condanna definitiva, il 62 per cento italiani, molti marchigiani. Il 38 per cento è di origine straniera, per lo più marocchini albanesi e tunisini. Per il 48 per cento si tratta di persone dipendenti alle droghe o all’alcol, il 30 per cento ha patologie psichiatriche. L’età media è di 30 anni, la condanna media è di quattro anno ma c’è chi ha il fine pena fissato al 2025”. Il comandante Napoli ha spiegato il nuovo sistema di vigilanza che anche a Fermo è stato organizzato, con i detenuti che hanno le porte delle celle aperte per tutto il giorno: “Le celle diventano così camere di pernottamento e la vigilanza è per forza di cose dinamica, ha spiegato la comandante, con un peso maggiore a carico degli agenti ma con benefici altrettanto importanti sul benessere delle persone detenute, libere di frequentare la palestra, di incontrarsi, di muoversi”.
Nicola Arbusti per l’area trattamentale ha parlato dell’impegno che c’è per ogni singola persona, per ogni storia e per un percorso che sia il più possibile costruttivo. I
ragazzi hanno ascoltato e fatto domande, hanno chiesto come è organizzata una giornata in carcere, quanto costa alla collettività un detenuto, hanno compreso l’importanza di provare a recuperare persone altrimenti perse alla società. Nelle prossime settimane saranno condotti in visita all’interno del carcere, per un confronto con i detenuti che si vogliono proporre come un esempio da non seguire, per far capire ai ragazzi che certi errori si pagano cari, perdendo il bene più prezioso: la libertà. •

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