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Adotta una famiglia

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La solidarietà non è andata in quarantena.

Tutto è partito spontaneamente come un’iniziativa da attuare in questo tempo di forte emergenza sanitaria, economica, sociale e grazie a Dio sta realizzandosi: scegliere consapevolmente di diventare
“Cirenei” nei confronti di chi soffre. Praticamente e, senza giri di parole, essere pronti a sorreggere come ci è possibile la croce della solitudine, dell’indigenza, del timore di non farcela quando, passata la tempesta, faremo i conti con le macerie.
In attesa degli aiuti “ufficiali” guai a noi se permettessimo all’indifferenza e all’abbandono sociale di prevaricarci. Quanto bene si può fare ad esempio alle coppie di anziani magari nostri vicini di casa con i quali ci si scambiava appena un saluto frettoloso, alle famiglie con bambini, alle persone sole e malate, a chi sta vivendo il dramma della disoccupazione e del pane che manca sulla tavola. Ed ecco l’idea di regalare a chi ne abbia bisogno il tempo della solidarietà, rendendoci attenti e disponibili ad adottare una famiglia.
Quale famiglia o quali famiglie? Sapendo guardare il nostro prossimo con gli stessi occhi di Gesù. I modi poi si trovano, sempre rispettando le varie ordinanze: sostegno nelle necessità quotidiane come la spesa, la commissione in farmacia o la compilazione di un modulo, qualche telefonata per farci compagnia in sincera amicizia, offrire anche un sostegno economico quando necessario ma sempre in punta di piedi.
Oggi, più che mai, la figura della famiglia riveste un ruolo di fondamentale importanza per la società, troppo ripiegata su se stessa, troppo affaccendata per avere il tempo di elaborare il proprio vissuto, la frenetica quotidianità. Un tempo le famiglie erano più numerose, meno abbienti magari, ma la solidarietà era stile di vita. Oggi i rapporti interpersonali sono profondamente mutati: basti pensare al divorzio, alla figura paterna che per lavoro o per mentalità, è spesso assente, alla donna occupata fuori casa per contingenti necessità e contemporaneamente presente nella famiglia e nell’educazione dei figli; ai vecchi nelle Case di Riposo e lontani dai propri cari, dai propri paesi. Il concetto stesso di nucleo familiare è cambiato, causa un individualismo imperante del mondo odierno, che forma nuove generazioni incapaci loro malgrado di relazionarsi non solo tra fasce d’età diverse ma spesso addirittura con i propri coetanei.
Ciò che di drammatico stiamo vivendo purtroppo non è un racconto di fantasia o dell’orrore, è urgente ritrovare quella capacità di ascolto, di una mano che ci accompagna, di due occhi che ci diano la sensazione di essere guardati mentre comunichiamo via telefono. Adottare una famiglia vuol dire regalarle una via di uscita, un’opportunità di sentirsi vivi insieme. Ecco perché il progetto ha una sua valenza profonda: perché riavvicina la gente di buona volontà, che torna ad essere quel collante di una società che si stava perdendo.
Sono preziosi i canali di comunicazione che avvicinano situazioni a volte lontane. A tutti noi infatti, spetta il compito di esprimere un’affettività che si alimenti quotidianamente della Parola di Dio. Quando tutto questo mare tempestoso si sarà calmato, niente sarà più come prima e mi auguro che tutto sia migliore di prima.
Parafrasando dunque un vecchio motto, si potrebbe dire: chi trova una famiglia da accogliere, trova un tesoro. •

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

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