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NEL NOME DEL PADRE. “Arte e Cinema: La creatività della fede”

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Iniziative pastorali e sociali dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali in occasioni dell’anno dedicato a San Giuseppe.

L’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali, in occasione dell’anno dedicato a San Giuseppe Patrono della Chiesa universale indetto da Papa Francesco lo scorso 8 dicembre 2020, cura e propone alcune iniziative pastorali e editoriali in sinergia con i media della diocesi, il nostro periodico La Voce delle Marche, e la Vicaria di Fermo, dal titolo “Nel nome del padre: speciale Anno di San Giuseppe”, anche attraverso un apposito link nel sito dell’Arcidiocesi che fungerà da “contenitore” virtuale di tali iniziative. La proposta – pensata per evidenziare alcuni aspetti salienti della figura di San Giuseppe, in particolare il silenzio, la creatività e la paternità, come ricordato da Papa Francesco prevede l’apertura di questa nuova rubrica, uno spazio di approfondimento dell’universo artistico e cinematografico a cura dell’Ufficio diocesano per le Conunicazioni Sociali e della sezione U.C.A.I. di Civitanova Marche (Unione Cattolica Artisti Italiani), intitolata “Arte e Cinema: la creatività della fede”. Ecco il primo articolo. Buona lettura.

A cura di Don Andrea Verdecchia, Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali Arcidiocesi di Fermo

 

L’arte di Gabriella Cesca è una reale, armoniosa e fragorosa esplosione di colori, che il vissuto passato e presente della sua anima pura, le chiede di attuare senza perdere tempo. Lei accetta questo grande invito con entusiasmo ed umiltà, con volontà e maestria tutta poetica, mettendolo in pratica con un modo personale e particolare. Al posto dei pennelli, interviene sulla tela con l’uso esclusivo delle dita e di una spatola. I suoi “miracoli cromatici” si avverano con povertà materiale, ma ricchezza di sensibilità senza confini e, valori non barattabili. I suoi lavori nutrono innanzitutto se stessa, poi lo sguardo affamato di bellezza, di chi arriva alle sue esposizioni.
Mostre molto spesso pregne di astrattismo, altre volte inondate di fiori, mai strappati, sempre sognati dai giardini, dalle siepi e dagli angoli profumati della sua memoria.
La tavolozza che usa, non conosce sconfitte, o mani alzate, anche un’opera con pensieri grigi, o neri, ha sempre un punto, o una fessura, da dove la luce ha modo di donare speranza e gioia. Per tutte queste immagini suggestive ed emotive, viene definita la “pittrice dell’anima”, un’anima lirica, mai banale, sempre disposta ad un’avanguardia rispettosa e mai doma.
Il dipinto pubblicato, dal titolo “Affacciata sul sogno” (tecnica mista su antica stoffa di materasso) ci presenta, con sicura abilità, un armonioso Eden sbocciato magistralmente in ogni sua gemma, che si presta con disponibilità ad ulteriori vedute ed immagini.
I colori che gli danno corpo sono lieti e musicali, un “appagamento” dal quale è difficile staccarsi. È questa la magia della pittura dell’artista corridoniana.
La poesia visiva, cioè la tendenza a rinnovare le qualità visive di un testo, creando un nuovo rapporto tra la parola e l’immagine, nasce, almeno in Italia, all’inizio degli anni ’60 del XX secolo.
Incuriosito, non poco, da questi slogan ritagliati e “ricuciti” a nuova vita, tra gli anni ’80 e ’90 mi avvicino con entusiasmo e vitalità a questo movimento brioso e colorato.
Il “gioco” mi affascina, anche perché mi permette di mutare in altro, la notizia dominante.
Tutto questo mi conduce, non solo a creare foglio su foglio ex novo, ma anche ad assemblare a mano veri libri d’autore a tiratura unica. Ne ho realizzati per me, secondo il mio ri-dire ed agire, ma anche come omaggio per diversi artisti amici, i cui loro lavori “sentivo” profondamente. Nei miei lavori cerco sempre di proporre una nuova verità, una nuova alternativa usando, molto spesso, l’arma dell’ironia.
Non dimenticando, certo, l’anima della poesia. L’ironia, o humour, mi permette di alleggerire il concetto trattato, la poesia, invece, mi aiuta a non allontanarmi troppo dal mio compito a cui tengo da sempre e, a cui, devo molto: l’essere poeta “tradizionale”.
La poesia visiva mi fa divertire, pur “dicendo”, spesso, di tutto, mi rallenta e mi alleggerisce il peso del vivere quotidiano.
Ritaglio e taglio per unire, per proporre una nuova indagine sulla vita e, ciò che ne esce, spesso è sorprendente anche per me. •

Mario Monachesi

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