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In festa per celebrare il Dio-Amore

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Nel segno della croce la memoria della trinità

Forse non ci facciamo caso, ma con il segno della croce facciamo memoria della santissima Trinità, di un Dio amore che dice, lo leggiamo in Matteo: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Con noi anche in questo tempo difficile, pieno di paure, tra crisi economica e tante concrete difficoltà. Paure come quelle degli undici che a Pentecoste li abbiamo trovati chiusi nel Cenacolo, appunto per paura. Matteo ci narra, nel Vangelo di questa festività, che i discepoli avevano obbedito all’invito di Gesù ed erano tornati in Galilea, su quel monte che era stato loro indicato. La Galilea delle genti, luogo cosmopolita abitato da ebrei e non ebrei. Immagine del mondo al quale i discepoli sono inviati da Gesù per portare il messaggio di pace e di amore.
Il mistero della santissima Trinità è un Dio che si fa uomo per amore: “Siamo chiamati a vivere non gli uni senza gli altri, sopra o contro gli altri, ma gli uni con gli altri, per gli altri, e negli altri”. Sintesi efficace del Papa gesuita per dire la festa della santissima Trinità, mistero dell’unico Dio nella comunione di “persone divine le quali sono una con l’altra, una per l’altra, una nell’altra”.
Domenica scorsa abbiamo celebrato Pentecoste e subito la liturgia ci propone altre tre solennità liturgiche: la santissima Trinità, il Corpus Domini e il Sacro Cuore di Gesù. In queste tre ricorrenze possiamo leggere l’intero mistero della fede cristiana, ricordava Papa Benedetto XVI. Ciascuna, è un aspetto “dell’unico mistero della salvezza”, che in un certo senso riassume “tutto l’itinerario della rivelazione di Gesù, dall’incarnazione alla morte e risurrezione fino all’ascensione e al dono dello Spirito Santo”.
Festa per “contemplare e lodare il mistero del Dio di Gesù Cristo, che è uno nella comunione di tre persone”, afferma al Regina Coeli Papa Francesco. Le letture ci dicono, afferma il Papa, “come Dio non voglia tanto rivelarci che lui esiste, quanto piuttosto che è il Dio con noi, vicino a noi, che ci ama, che cammina con noi, è interessato alla nostra storia personale e si prende cura di ognuno, a partire dai più piccoli e bisognosi”.
L’amore di Dio è fonte inesauribile di vita, ricordava nel 2009 Benedetto XVI, e questo lo possiamo “intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie. Sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è impresso il nome della Santissima Trinità, perché tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà”.
La festa della Santissima Trinità, allora, ci fa contemplare il mistero di Dio che “incessantemente crea, redime e santifica, sempre con amore e per amore, e ad ogni creatura che lo accoglie dona di riflettere un raggio della sua bellezza, bontà e verità. Egli da sempre ha scelto di camminare con l’umanità e forma un popolo che sia benedizione per tutte le nazioni e per ogni persona, nessuna esclusa”. Ancora, Francesco ricorda che “il cristiano non è una persona isolata, appartiene ad un popolo: questo popolo che forma Dio. Non si può essere cristiano senza tale appartenenza e comunione. Noi siamo popolo: il popolo di Dio”. E Dio “è papà nostro”, è Dio “lassù nei cieli” ma anche “quaggiù sulla terra”.
Grazie allo Spirito Santo sappiamo anche che Gesù non si riduce “a un personaggio del passato”, ma “lo sentiamo vicino, nostro contemporaneo, e sperimentiamo la gioia di essere figli amati da Dio”. L’amore, dunque, è la sola forza che il Signore dona, e che diventa la strada da percorrere per superare ingiustizie e sopraffazioni, guerre violenze e odio.
È la strada che ha percorso suor Leonella Sgorbati la missionaria uccisa, in odio alla fede, a Mogadiscio in Somalia, nel 2006, e beatificata sabato scorso. “La sua vita spesa per il Vangelo e al servizio dei poveri, come il suo martirio – dice il Papa – rappresentano un pegno di speranza per l’Africa”. •

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