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Fermo: l’ospedale che verrà

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In pochi anni si sta rapidamente passando dal massimo decentramento di enti e uffici ai più rigidi accorpamenti. Sono in fase di estinzione le province, rischiano la riunificazione le regioni ed è già in corso una corposa riorganizzazione sanitaria.
In quest’ultimo settore nelle Marche c’è già stata una razionalizzazione, che ha ridotto prima a 11 ed ora a 5 aree vaste l’erogazione dei servizi. Ma non è finita perché si comincia già a parlare di suddivisione territoriale oltre le attuali province, attraverso le reti cliniche. In questa visione la base sarà un ospedale per provincia, per poi arrivare a unità operative extraterritori, ad esempio un reparto in comune tra più nosocomi.
In questa prospettiva va visto il nuovo ospedale della provincia di Fermo, che dovrebbe sorgere a Campiglione e il cui progetto è stato presentato nei giorni scorsi. Sono previsti 329 posti letto, svilupperà una superficie di oltre 40 mila metri quadri, servita da altri 29.049 di parcheggi, con una nuova viabilità di accesso. La struttura non sarà articolata per specialità, ma per percorsi diagnostici e terapeutici più lineari, per permettere al paziente di essere assistito in maniera integrata. Il progetto prevede più blocchi collegati tra loro: quello più grande ospiterà le degenze, la direzione sanitaria e il Ced; un secondo blocco sarà destinato al blocco operatorio, il pronto soccorso, le terapie intensive, il reparto nascite, l’emodinamica e la radiologia; un terzo comparto sarà per il day hospital e il day surgery; il quarto edificio sarà riservato ai laboratori, centro prelievi, diagnostica e riabilitazione.
Secondo le previsioni della Regione entro il prossimo 10 ottobre andrà approvato il progetto esecutivo, l’inizio dei lavori dovrebbe avvenire ad ottobre, mentre la conclusione è indicata per giugno 2018. Date da segnare sul calendario perché nel Fermano lo scetticismo maturato in decenni di attesa per una sanità effettivamente alla pari con le altre province non induce a illudersi che in appena due anni potrà avvenire questa completa rivoluzione di strutture e servizi. Tanto che da più parti, dopo aver preso atto delle grandi intenzioni, si invita la Regione Marche a far sì che nel frattempo i livelli della sanità fermana tornino a un livello almeno sufficiente, ad esempio con la nomina dei primari nei tanti reparti che ne sono privi, con l’assunzione di nuovo personale infermieristico e con la dotazione di una strumentazione adeguata alle nuove esigenze diagnostiche. Anche per queste richieste sono arrivate rassicurazioni da parte dei dirigenti regionali, speriamo che tra il dire e il fare non ci sia ancora di mezzo il mare. •

 

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