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Preghiera ecumenica

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Civitanova, unità dei cristiani: “Potente è la tua mano Signore”

È stata molto bella e partecipata la celebrazione ecumenica “Potente è la tua mano, Signore” (Esodo 15,6) di giovedì 1 febbraio 2018 alle 21,15 nella nuova chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice, parrocchia San Marone di Civitanova Marche, retta dai Salesiani. Cinquecento circa le presenze in chiesa. Anche se c’erano dei posti vuoti nei banchi, capaci di contenere quattrocento cinquanta persone, molte di loro erano in piedi, in fondo e ai lati della grande aula. Quasi al completo i posti nei banchi riservati al coro.
Tantissimi i fedeli provenienti dalle parrocchie della vicaria di Civitanova Marche e Potenza Picena ma anche dalle altre chiese cristiane presenti in diocesi.
Durante il canto d’ingresso, mentre i celebranti si sistemavano sulle sedie poste ai piedi dell’altare, la prof.ssa Viviana De Marco, docente dell’Istituto Teologico di Fermo, incaricata diocesana per l’ecumenismo, coordinatrice e guida dell’assemblea liturgica, spiegava le finalità dell’incontro. In rappresentanza della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli era presente il vicario generale p. Serafino Corallo, Padre Oleg e padre Bogdan come pastori della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Bucarest. Il primo è il punto di riferimento della chiesa ortodossa che si ritrova per la celebrazione del proprio culto nel santuario di Santa Maria Apparente. Presto la comunità si trasferirà nella chiesetta “Sacra Famiglia” di Potenza Picena. Il secondo segue le comunità della Chiesa Ortodossa Patriarcato di Bucarest, distribuite, nel Fermano ed è direttore del Coro Ortodosso Rumeno San Eliseo di Fermo. La Chiesa Valdese e Metodista e quella Battista erano rappresentate rispettivamente dalla pastora Greetje van del Veer, presidente del Consiglio della Chiesa Cristiana delle Marche e dal pastore Luis Giuliani. L’arcivescovo di Fermo, mons. Rocco Pennacchio, era assieme agli altri cinque rappresentanti delle chiese cristiane, pastore tra i pastori, come guida della Chiesa Cattolica.
Il materiale per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, preparato quest’anno dalle chiese dei Caraibi, è stato riportato in un fascicolo e distribuito ai fedeli. Questi i momenti che hanno scandito tutta l’intera liturgia: raduno, invocazione allo Spirito Santo, preghiera di riconciliazione, proclamazione della Parola di Dio, professione di fede, preghiere dei fedeli, Padre Nostro – scambio della pace e l’invito ad andare in missione. Il Coro della Parrocchia San Marone ha aperto la liturgia con il canto “Luce di Verità”, ha proseguito con altri canti nei diversi momenti dell’assemblea: “Sono qui a lodarti”, “Lodate il Signore; egli è buono, / eterno è il suo amore per noi” (Rit. del salmo 118, 4-7.10-24), “Alleluia”, “Passeranno i cieli”, “Pace sia, pace a voi” e per ultimo, a consacrare quasi l’invito rivolto ad ogni fedele perché diventi missionario nel mondo e annunciatore della lieta novella, il canto finale “Lo Spirito del Signore è su di me”.
Al termine della proclamazione della parola con le letture tratte dal libro dell’Esodo (cap. 15, 1-21), dalla lettera ai Romani (8, 12- 27), dal Vangelo di Marco (5, 21- 43), ogni rappresentante delle Chiese Cristiane ha tenuto la propria breve omelia. Tutti i celebranti hanno invitato a trovare nel Vangelo ciò che unisce i fedeli e i pastori delle diverse chiese cristiane, superando i muri innalzati nel corso della storia, dovuti a motivi di carattere politico e culturale. Il primo passo da fare è la conoscenza dell’altro, senza questo presupposto non può nascere nulla e i cristiani divisi sono solo uno scandalo agli occhi del mondo. In un tempo in cui sembra che prevalga in tutte le pieghe della vita civile e sociale una cultura della morte, i cristiani devono affermare la cultura della vita. La speranza e il sogno di cieli nuovi e terra nuova devono animare la vita di tutti i giorni di chi si professa seguace di Cristo. “Il già e il non ancora” è l’orizzonte ideale di tutti.
Il momento di forte condivisione, come quello vissuto nel corso della serata, deve tradursi in operatività, pena la vacuità di tutto. La contemplazione, atteggiamento proprio del cristiano, è un termine formato da due parole: contemplare e azione, fare gesti di solidarietà dopo la conoscenza e il discernimento sulla realtà che ci interpella. La tristezza del presente, funestato da episodi di efferata ferocia, seguiti da altrettante azioni di violenza nei giorni successivi, avvenuti in quella che un tempo era chiamata isola felice, deve essere vinta attingendo alla Parola di Dio. “Lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza, perché noi non sappiamo neppure come dobbiamo pregare, mentre lo Spirito stesso prega Dio per noi con sospiri che non si possono spiegare a parole. E Dio, che conosce i nostri cuori, conosce anche le intenzioni dello Spirito che prega per i credenti come Dio desidera” (Romani 8, 12- 27).
Al termine della liturgia “Il Coro Ortodosso Rumeno San Eliseo di Fermo”, composto da una ventina di voci e diretto da padre Bogdan, ha eseguito alcuni canti del proprio repertorio religioso. La musica e il canto hanno sempre il potere di avvicinare culture e popoli lontani. È stata una bella assemblea ecumenica, densa di preghiera e di attese. Sta a chi ha partecipato all’evento il compito di portare, nella propria vita di ogni giorno, nel lavoro, in famiglia, nella scuola, ovunque uno viva, la speranza di cieli e terra nuova, con costanza e abnegazione senza aspettare nulla in ricompensa: “Il primo tra voi sia come colui che serve”. Il servizio va esteso a tutti ma in particolar modo verso i più bisognosi, i più fragili, gli indifesi, gli ultimi, come ci invita a fare Gesù Cristo. •

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