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Una parrocchia in cammino

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corridoniaRendete ragione della speranza che è in voi

(cfr 1Pt 3,15)

Queste parole dell’apostolo Pietro svelano il senso dell’anno della fede, indetto da Benedetto XVI. Per un cristiano che vuole sentire in che modo il messaggio di salvezza lo sta trasformando, la proposta dell’anno della fede si presenta come un’occasione importante per cercare di vivere un approfondimento di questo messaggio.

Oltre alla lettura delle sacre scritture, dei documenti conciliari o anche quella del catechismo della chiesa cattolica, senza dimenticare la conoscenza della vita dei santi, c’è un altro aspetto che rialza la nostra curiosità. Si tratta del contatto con alcune opere d’arte. In effetti, l’impronta che il pittore o lo scrittore lascia nella sua opera rivela un’espressione della sua anima in ricerca della felicità. Per un cristiano fedele, la certezza della via che conduce alla felicità riconosciuta in Gesù Figlio di Dio permette di rendere feconda la sua curiosità di entrare in contatto con alcune opere dell’arte sacra.

Infatti, Gesù dice “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). In queste opere troviamo custodita la memoria della professione di fede; e così la nostra ricerca riabbraccia quella catena della testimonianza cristiana che lunghi i secoli non si mai spezzata. Inoltre, questo prova alla nostra conoscenza la possibilità di un’apertura alla contemplazione della verità. Il pellegrinaggio realizzato il 30 aprile 2013 dal gruppo dei catechisti insieme alle loro famiglie ci ha portato nei musei vaticani, nella cappella Sistina e in altre tre chiese. Questa visita ha riempito la nostra curiosità permettendoci di fare un viaggio nel tempo e nel spazio.

Per cui, grazie alle guide, scelte per questa circostanza, le nostre menti hanno goduto di un momento stupendo in cui le varie figure rappresentate nonché l’architettura stessa delle chiese visitate, hanno trasmesso la ricchezza spirituale e storica che veicolano lasciandoci cogliere l’espressione profonda del sacro ivi contenuta. Questi luoghi ci hanno dimostrato come in varie epoche i cristiani hanno testimoniato la loro fede. In questo senso le domande che accompagno l’uomo nella sua ricerca della comprensione del mistero della sua esistenza e di ciò lo trascende ricevono una risposta nella rivelazione. Il pellegrinaggio fatto ha dato accoglienza a questa rivelazione riconoscendo la bellezza dell’arte ma soprattutto cercando di farla combaciare alla fede professata in essa. L’uomo della fede ha bisogno di tenere sempre accesa la sua memoria. È quando le sue forze si attivano per non lasciarsi travolgere dalle situazioni sconcertanti del momento presente, egli coglie come i suoi antenati nella via della speranza l’hanno mantenuta. È la forza della fede che crea la bellezza in cui la speranza non si spegne mai in quella ricerca della realizzazione del bene. I tempi passano e a volte i ritmi delle stagioni spaventano l’uomo nella sua dimensione esistenziale.

Chi prova a guarda con gli occhi della speranza cristiana questo dato di fatto saprà che il testamento spirituale conservato in ciò che attira la nostra voglia di conoscere deve interrogarci su come stiamo segno il nostro tempo. L’occasione del pellegrinaggio ha dato una scintilla a tutti e forse per tanti ha riacceso quella candela della speranza che stava spegnendo. L’augurio è che il frutti di questo viaggio spirituale possano essere evidenziati in questo anno della fede in cui quella dimensione personale dell’incontro con Cristo si deve unire profondamente alla quella della comunità parrocchiale. Lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, susciti in tutti la gioia di “rendere ragione della speranza che è in noi” 1Pt 3, 15. •

Pasteur Manirambona

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